Diritti degli atei, intervista al coordinatore dell'Uaar di Barletta-Andria-Trani

Non si “respira” fanatismo, bensì rispetto per le idee degli altri ma insieme rivendicazione del proprio diritto a non avere alcun dogma, nelle stanze della sede provinciale della Uaar, Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, nei locali di Trani, in via Umberto 273.

L’Uaar è l’unica associazione nazionale che rappresenta le ragioni dei cittadini atei e agnostici e ne tutela i diritti civili e la libertà di espressione, battendosi per l’affermazione della laicità delle istituzioni e per la diffusione del pensiero non religioso. L’Uaar si finanzia con il Cinque per mille, con le iscrizioni dei soci, con lasciti testamentari, grazie alla vendita di libri del progetto editoriale “Nessun dogma”. Essa opera sul territorio tramite i referenti dei propri circoli.

Abbiamo parlato con Giuseppe Ruggieri, coordinatore del circolo provinciale della Bat. Lo abbiamo intervistato a seguito dell’ingresso del vescovo in città, chiedendo cosa pensasse di questo dispiegamento, considerato da molti eccessivo, di forze dell’ordine. E cosa pensasse dell’ordinanza del sindaco con la quale si obbligavano le scuole a concludere anticipatamente le attività scolastiche. «Lo trovo anacronistico ed eccessivo, ma capisco le esigenze di ordine pubblico con le quali il sindaco ha motivato questa scelta».

L’Uaar ha avviato una campagna dal titolo “Posso scegliere da grande?”, giunta adesso, in concomitanza con l’iscrizione dei ragazzi a scuola, alla sua seconda fase. «Consiste nel far sapere ai genitori che esiste la possibilità di scegliere l’“ora alternativa” a quella dell’insegnamento della religione cattolica (Irc). L’obiettivo è superare l’attuale sistema educativo che discrimina gli studenti in base alle scelte religiose dei loro genitori. Viene detto che l’Irc è un’ora nella quale si parla delle storie delle religioni, nei fatti è un’ora di religione. L’Irc è la sigla di Insegnamento della religione cattolica». C’è da sottolineare che l’Uaar non è un’associazione antireligiosa, bensì rispettosa delle culture e religioni altrui. «L’invito che diamo con questa campagna è di dotare i figli degli strumenti per fare delle scelte consapevoli in futuro, anche diverse da quelle dei genitori». Una sentenza del Tar del Tribunale di Padova ha sancito l’obbligatorietà, per le scuole, di predisporre tutto ciò che sia in proprio potere per garantire l’ora alternativa, che consiste in attività didattiche formative, studio individuale con assistenza di personale docente o uscita dall’edificio scolastico. Nei fatti, purtroppo, come hanno recentemente lamentato anche molti genitori di Trani, ciò non avviene. Per rivendicare questo diritto, ci si può rivolgere al circolo. «Alcune scuole non organizzano l’ora alternativa per indolenza o per motivazioni ideologiche».

All’Uaar della Bat molte persone si sono rivolte per le richieste di aiuto per le pratiche di sbattezzo. «È un atto politico con cui si chiede di annotare la volontà di non appartenere più alla Chiesa cattolica» ci ha detto Ruggieri.

L’Uaar si occupa di organizzare delle cerimonie laiche, grazie al progetto “Cerimonie uniche”, che riunisce celebranti laici, formati da docenti nazionali e internazionali, al servizio di chiunque desideri sottolineare un momento importante della propria vita o commemorare una persona scomparsa sulla base delle proprie inclinazioni personali, senza essere necessariamente costretti in schemi preconfezionati e uguali per tutti. Ma pensiamo ad un problema molto vicino, che riguarda la nostra città: l’assenza di uno spazio adibito ad un funerale laico. I funerali laici vengono organizzati in tantissimi Paesi europei ed extraeuropei ma sono ancora difficili da organizzare in Italia, soprattutto al Sud. Eppure, adibire uno spazio al funerale laico è obbligatorio per legge.

Quelli che abbiamo menzionato sono degli atti formali, delle scelte personali, in uno Stato che non può dirsi laico, in un Paese nel quale la religione influenza le scelte politiche di un’intera nazione perché le istituzioni delegano alla Chiesa dei compiti che sarebbero, invece, propri dello Stato. Questo non è un effetto necessariamente negativo (pensiamo a tutte le zone d’Italia nelle quali operano i cosiddetti “preti coraggio”, a quelle zone periferiche nelle quali le parrocchie hanno un’importante valenza educativa, esempio che può essere fatto anche per Trani), ma influenza la vita di ognuno di noi, minando la laicità dello Stato sancita dalla Carta costituzionale italiana. Ce lo ha confermato Ruggieri: «Il problema è un altro, il problema non è la religione. La Chiesa, il Vaticano, le diocesi, fanno quello in cui credono. Il problema è la politica. La Uaar non è una associazione antireligiosa, è una associazione che ha due scopi principali: difendere la laicità delle istituzioni e i diritti dei non credenti. Lo Stato ha voluto farsi sostituire, ha delegato alla Chiesa anche dei compiti che dovrebbero essere propri, come la sanità, la scolarizzazione. Questo in uno Stato laico è inaccettabile».

Come inaccettabile è che la Chiesa venga di fatto anche in parte mantenuta dai contribuenti italiani. Secondo i dati diffusi dall’Uaar, la Chiesa ha raccolto: 1.067.000.000 di euro dall’Otto per mille del gettito Irpef (di cui il 60 per cento derivante da scelte non espresse); 500.000.000 di esenzione Ici, anche sugli immobili adibiti a scopi commerciali, come case di cura e pensionati; 1.500.000.000 euro per l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, per la retribuzione degli insegnanti, con stipendi più alti della media; 661.000.000 di euro di contributi alle scuole cattoliche, provenienti sia dalle casse dello Stato che da quelle degli Enti locali.

Federica G. Porcelli

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