Ho letto le dichiarazioni che il sindaco Marco Galiano ha rilasciato all’indomani delle sue dimissioni. Non esprimo nessun tipo di giudizio in merito alla natura delle condotte riferite; tuttavia, vorrei invitare quanti hanno a cuore le sorti della nostra città a svolgere una riflessione.
In molti hanno tratto conclusioni, forse, affrettate o perentorie, convinti che non cambierà mai nulla. Altri più addentrati nella politica locale, probabilmente, hanno trovato conferma in ciò che già presagivano, temevano o si auspicavano.
È certo che anche a Trani è giunto il momento che gli elettori decidano di svolgere una concreta e attiva partecipazione civica, a partire dall’andare a votare e dal farlo senza nessun tipo di condizionamento.
Ce lo ripetiamo sempre, magari, mentalmente, ma non lo facciamo mai. Le Istituzione sono una cosa seria e vanno amministrate dalle persone migliori. La partecipazione alla vita democratica di un Paese esprime, da un lato, il livello di civiltà della sua gente, dall’altro, soprattutto, quando questa è ridotta, è il riflesso di un malessere sociale e di un diffuso disinteresse dei cittadini che, purtroppo, tendono ad allargarsi sempre più.
Allora come affrontare questa situazione di crisi? Mi permetto di suggerire la lettura del celebre discorso di Pericle agli ateniesi, risalente a oltre quattro secoli prima di Cristo e, se non erro, tramandato da Tucidide.
L’ho sempre ritenuto di un’attualità e di una profondità sconvolgenti, perché contiene parole di assoluta giustezza che dovrebbero essere oggetto di approfondimento e apprendimento continuo da parte di chi decide di entrare in politica o, a maggior ragione, di chi già ne esercita la funzione.
Il brano a cui mi riferisco recita come segue:
Qui ad Atene noi facciamo così: il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi, per questo è detto democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così: le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende le proprie faccende private. Ma in nessun caso si avvale delle pubbliche cariche per risolvere le questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così: ci è stato insegnato di rispettare i magistrati e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi. Qui ad Atene noi facciamo così: ci è stato insegnato a rispettare le leggi, anche quelle non scritte la cui sanzione risiede soltanto nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così: un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica, beh, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. La nostra città è aperta ed è per questo che non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così.
Ciascuno sostituisca al nome della città Atene: Trani, Italia, Europa, il mondo intero. E rifletta sul senso di questo brano e sulle parole che Papa Leone ha pronunciato nel corso dell’ultima udienza (del 30 settembre 2026): la sinergia per il bene comune dovrebbe essere lo stile normale delle istituzioni, delle forze politiche e sociali, di quanti hanno responsabilità civili ed economiche.
Su questo punto mi piace richiamare la luminosa espressione tratta dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa che recita così: il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro (n. 164; per approfondire Cost. Gaudium et spes, 26).
Ebbene se il fine ultimo della politica è il bene comune, della comunità e dei cittadini che ne fanno parte, allora è verosimile ritrovare nel bene comune il beneficio di ciascun consociato. È mera utopia? No, è un progetto a cui tutti siamo chiamati e dobbiamo sentirci impegnati, laddove viviamo, per la cura del presente e, se possibile, per assicurare condizioni migliori alle generazioni future.
Credo che tutti dovremmo ispirarci al discorso di Pericle, cercando di recuperare in ogni comunità una dimensione di relazione, di responsabilità e di rispetto per far sì che la parola “politica” non faccia paura o, peggio, susciti indifferenza o repulsione, ma splenda di tutta la sua immensa luce.
Ne va del bene di tutti!
Nicola Ulisse
