«Non si può chiedere il rigoroso rispetto delle regole senza prima garantire gli strumenti e i luoghi idonei per poter lavorare con dignità». È questo il cuore della presa di posizione del Movimento Guarriello all'indomani del sequestro del pescato effettuato dai carabinieri del Nas ai danni dei pescatori tranesi, con la richiesta di un tavolo urgente fra Comune, Capitaneria di porto, Asl e rappresentanti della marineria per consentire la vendita diretta in piena legalità.
A firmare la nota sono la segretaria del movimento, Maria Grazia Cinquepalmi, ed i consiglieri comunali Angelo Guarriello e Raffaella Merra, che esprimono piena vicinanza al comparto e chiedono interventi immediati e risolutivi. L'intervento, infatti, è giunto in un momento particolarmente delicato, vale a dire al termine del fermo biologico.
«La situazione che stanno vivendo i pescatori locali è ormai del tutto insostenibile - sottolineano -. Dopo ben 45 giorni di fermo biologico e con spese continue da affrontare quotidianamente, lavoratori che chiedono solo di poter svolgere un'attività onesta si ritrovano abbandonati a se stessi e privi delle giuste tutele».
Il nodo, per il movimento, è l'assenza di una struttura dedicata. «In una città di mare come la nostra, forte di una tradizione marinara storica e con un comparto che da sempre sfama intere famiglie e alimenta il tessuto economico locale - proseguono - è inaccettabile la totale assenza di una struttura adeguata e a norma destinata alla vendita del pescato».
Da qui l'appello rivolto a chi governa la città e a chi ne regola le attività sul mare e sulla salute pubblica. «Le istituzioni non devono essere percepite dalla cittadinanza come un mero ostacolo burocratico - affermano - ma come un alleato che supporta, ascolta e trova soluzioni concrete a tutela del territorio».
L'obiettivo prioritario del tavolo auspicato, secondo il Movimento Guarriello, dovrebbe essere quello di definire regole chiare e condivise per la vendita diretta del pescato locale, in condizioni di legalità e sicurezza. «Servono risposte immediate - concludono - perché il lavoro e la dignità dei nostri marittimi non possono più attendere».
