Con la scomparsa di Vittorio Tolomeo Trani perde il suo uomo migliore. E lo dico senza paura di essere smentito, perché Don Vittorio ha rappresentato con la sua vita e con le sue opere qualcosa di grande ed irripetibile. Da ragazzo ha vissuto il difficile periodo post-bellico in una Trani che cercava di riprendersi dalle macerie materiali e morali causate dalla guerra, e mi raccontava di come suo padre, il celebre avvocato Domenico Tolomeo, si adoperasse per sfamare i tanti orfani presenti in città. Poi, dopo il servizio militare, la laurea in giurisprudenza a pieni voti all’Università La Sapienza di Roma e la vittoria del concorso all’Inps, la rapida carriera e il peregrinare per l’Italia tra le varie sedi di Teramo, Aosta, Andria.
Non soddisfatto, Don Vittorio lascia il «posto fisso» e si lancia in una formidabile carriera di consulente universitario e formatore in una scuola d’impresa. E con la pensione comincia forse il suo periodo migliore: si butta sui libri, insegue documenti storici in ogni parte del mondo, frequenta assiduamente biblioteche, e scrive, scrive, e ancora scrive: ricerche storiche soprattutto, molte delle quali legate alla storia della sua amata Trani.
Si costruisce con pazienza una biblioteca personale da fare invidia alle più importanti biblioteche e pubblica una serie interminabile di saggi storici. Tutti lavori di grande pregio, dove Vittorio, forzando i criteri scientifici di ricerca storica, si avventura anche in sue ricostruzioni e deduzioni geniali. Ricordo a solo titolo di esempio che è stato lui a raccontare la storia degli ebrei ospitati nelle casermette di Trani nel 1945/46 (e tra loro il futuro primo ministro Golda Meir) e destinati a creare il nuovo Stato di Israele; così come è stato lui a scoprire che il Tribunale di New York, in una sentenza sull’affondamento del Titanic, ha citato gli Statuti marittimi di Trani come fonte del diritto.
Sulla produzione culturale di Tolomeo si potrebbe discorrere a lungo, ma a me interessa raccontarvi l’uomo Vittorio: una persona semplice, alla mano, di una simpatia ed un’ironia piacevolissime, di grande umanità, di una correttezza ed onestà esemplari, di infinita generosità. Lui era un cristiano vero, che opera la carità in silenzio, che disprezza la violenza, le guerre e la sopraffazione, che è lontano da sfarzo e lusso, che si preoccupa sempre di tendere la mano al prossimo. Non ha mai fatto pesare sugli altri la sua immensa cultura, non ha mai rincorso onori e glorie, incarichi e prebende.
La città di Trani non si è mai ricordata di lui: basti pensare che nessuno meglio di lui avrebbe potuto ricoprire la carica di assessore alla cultura, e che mai nessun riconoscimento ufficiale gli è stato concesso. È stato Presidente della Commissione Toponomastica, ma questo è veramente poco per un simile gigante. Spero che adesso le Autorità tranesi (se a Trani ci sono ancora «Autorità») si ricordino di lui e lo celebrino adeguatamente: glielo dobbiamo!
Nella vita ho conosciuto poche persone degne della mia stima (mi piace ricordare sempre la figura del compianto professor Mimì di Palo) e voglio affermare che Don Vittorio è stato il più grande uomo che abbia mai conosciuto.
Addio, Vittorio caro, è stato bello ascoltare i tuoi racconti, è stato un privilegio esserti amico.
Francesco Petrarota
