(c.m.) Oggi basta una tastiera per sentirsi leoni: ruggiscono sui social, azzannano chiunque non la pensi come loro e, protetti da uno schermo, dispensano coraggio a buon mercato. Nel 1964, invece, i leoni erano veri e non avevano bisogno di un profilo Facebook per dimostrarlo. A Trani, Prinz, Royal, Sultan e Caesar decisero di evadere dal circo Orfei e trasformarono una tranquilla mattina di ottobre in un’autentica caccia al leone. Altro che ruggiti virtuali: quelli facevano davvero paura. E, a giudicare da come andarono le cose, ci voleva fortuna pure a nascere leone.
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Cronaca di una Storia che sembra il copione di un film, ma che è maledettamente vera.
Da un paio di giorni il Circo Orfei gestito dalla leggendaria Moira, attrice e soubrette, nonché ammaestratrice di elefanti e dal di lei marito Walter Nones, esponente di un’altra importante famiglia circense, sta facendo tappa a Trani e si è insediato nell'attuale Piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa dove il fondo in terra battuta della piazza ben si addice per piantarvi il tendone di un Circo. E’ il 5 novembre 1964, un giovedì di una tranquilla mattina autunnale dove l’aria frizzantina rende tutti più attivi e scattanti. Gli uomini sono tutti al lavoro, i bambini a scuola e nelle case vi sono le massaie con i bambini più piccoli e qualche anziano.
Ma all’improvviso, la quiete viene interrotta da un trambusto di cui, all’inizio, si stenta ad individuarne l’origine. All’interno del Circo, nella zona riservata agli animali, Nicola Orofino, 25 anni, lavora come inserviente e provvede, tutte le mattine, alla pulizia delle gabbie ed al rifocillamento degli animali. Intorno alle ore 9,00 Orofino entra nella gabbia dove vi sono ben quattro leoni e li fa spostare, come da protocollo, in un angolo, isolandoli con una specie di transenna. Ma mentre é intento con la ramazza ed è di spalle ai leoni Orofino sente un ruggito e si sente soffiare sul collo. Al giovane inserviente gli si gela il sangue nelle vene: è il Leone Prinz, questo il suo nome, che insieme ai suoi compagni Royal, Sultan e Caesar, questi i nomi degli altri tre Leoni, quella mattina avevano deciso che non avrebbero preso ordini da nessuno e che non sarebbero rimasti pedissequamente relegati nel loro angolo, ma si sarebbero messi in proprio.
Orofino rimane paralizzato dal terrore e prima ancora che lo stesso potesse tentare una qualche improbabile reazione, le quattro bestie dell’età di sei anni, con un balzo sono all’interno del tendone del circo dove vi sono pacifici elefanti, forse un bufalo, e cavalli ammaestrati. I quattro Leoni si avventano su due pony e su un asinello sbranandoli in men che non si dica; Prinz osa di più: attacca un elefante, Whisky, strappandogli un orecchio e ferendolo ad una zampa; il pachiderma però, benché gravemente ferito, usando la proboscide come una frusta riesce a liberarsi dalla presa mortale della belva. Anche il bufalo viene ferito e l’odore del sangue fuoriuscito eccita ancora di più i quattro felini, che a quel punto, nonostante fossero accorsi domatori ed inservienti, non rispondono più delle loro azioni e fuoriescono dal tendone ritrovandosi in Piazza Mons. Petronelli, con l’adiacente omonima Scuola Elementare, indi si avventurano verso Via Maraldo da Trani. La prima ad avvistare le bestie ormai in strada é una maestra elementare, Klara Renda, che dalla finestra della sua aula vede un Leone e comprende al volo cosa stesse accadendo all’esterno della Scuola e che mantenendo una freddezza encomiabile raduna i suoi alunni e quelli delle altre classi all’interno dell’Aula Magna, intimando ai ragazzi di rimanere in assoluto silenzio, poiché all’esterno vi era un imminente pericolo.
Nel frattempo é scattato l’allarme ed in pochi minuti sul posto giungono due camionette della Pubblica Sicurezza cariche di Agenti agli ordini del Commissario Capo, dott. Nuzzi, con i mitra spianati ed a loro si unisce l’aiuto domatore Dario Gottani, armato di pistola, (il domatore Walter Nones era in quei momenti assente.) All’arrivo degli Agenti di P.S. il primo Leone ad essere avvistato è Prinz, a pochi metri dall’ingresso principale del tendone del Circo, ma due raffiche di mitra sparate dall’appuntato De Stefano e dalla Guardia Di Bernardo lo fanno stramazzare al suolo agonizzante; le pistolettate dell’aiuto domatore Dario Gottani gli danno il colpo di grazia. Nello stesso istante in cui venivano sparate le raffiche di mitra e Prinz si abbatteva al suolo si odono grida disumane nelle vie adiacenti; Royal si aggirava per Via Maraldo da Trani tra l’incuriosito e l’incredulo: gli si fanno incontro il dott. Nuzzi e l’aiutante domatore armati di pistola e la Guardia Ciccarelli con il mitra spianato; Royal intuisce il pericolo e fa un repentino dietro-front infilandosi nel recinto di un cantiere edile dove vi era un giovane di 17 anni, Luigi Anicas, che rimane impietrito di fronte al ruggito del felino, ma trova la forza di rinchiudersi in un casotto in muratura ad uso deposito. A quel punto ai tre temerari non rimane altro che affrontare la belva, che si stava avventando su di loro, e la freddano con una sventagliata di mitra.
Nel frattempo inservienti e tutto il personale del Circo circondano Sultan e Caesar costringendoli ad una resa incondizionata a suon di legnate e riportati in gabbia da dove avevano cercato una improbabile libertà (non fate leggere questo articolo a nessun animalista). A questo punto il finale cruento del racconto prende inaspettatamente una piega teatrale con l’arrivo trafelato ed in vestaglia di Moira Orfei, urlante e sbraitante, che inveisce contro tutto e contro tutti e poco ci manca che, vista la tensione, qualche appuntato non si lasci scappare una raffica di mitra per farla tacere. Sconvolta dall’accaduto impreca alla malasorte e maledice tutto e tutti; i residenti le rispondono per le rime inveendo contro di lei ed invitandola a rinchiudersi nel suo carrozzone al grido “vattinne sciascenne”. Parentesi ingloriosa per una attrice e soubrette del suo calibro. Di contorno il trasporto in Ospedale di Orofino in preda agli “impulsi”, che tradotto significa un forte stato di choc dovuto ad un forte spavento ed a gente che vedeva, oramai, Leoni nascosti all’interno di portoni e condomini.
Una follia collettiva, sicuramente grottesca, e che sarebbe stata anche comica se non ci fossero stati due leoni ammazzati, che Walter Nones, nel frattempo giunto sul posto, se li piangeva come fossero stati figli suoi. Mamme che si apprestavano a ritirare frettolosamente i bambini dalla Scuola, benché non ci fosse più alcun pericolo; giornalisti, che appena appresa la notizia giungono sul posto ed intervistano Moira Orfei (sempre in vestaglia) che spiega loro il dramma che si è appena consumato e che quanto accaduto era un duro colpo soprattutto economico per il Circo, che solo poco tempo prima aveva investito la bellezza di dieci milioni di lire per l’acquisto da un Circo francese dei quattro Leoni, unitamente ad un lotto comprendente anche altri animali.
Ma mentre Moira Orfei rilascia questa ed altre dichiarazioni ai giornalisti dall’interno del tendone del Circo provengono spaventosi barriti dell’elefante ferito, che evidentemente sofferente e mutilato, veniva medicato dal personale del Circo.
Ma gli astanti, ormai in preda ad una psicosi collettiva fanno scattare nuovamente un fuggi fuggi generale temendo che gli elefanti, in quella confusione, si imbizzarrissero, che strappassero i ceppi ai quali erano legati e che mandassero all’aria tendone e tutto. Non sarebbe stato niente male come finale per il copione di un film.
Carlo Del Negro



