«Lo stato di necessità non può giustificare l’occupazione di una casa popolare per risolvere stabilmente il problema abitativo». È il principio ribadito dal Tribunale di Trani, che ha condannato a otto mesi di reclusione e 70 euro di multa ciascuno due coniugi tranesi di 32 e 27 anni, che nell’estate 2023, dopo uno sfratto per morosità, avevano occupato un alloggio comunale di via Austria insieme al figlioletto.
La coppia aveva rifiutato di lasciare l’abitazione anche dopo l’ordinanza di sgombero del Comune, sostenendo di non avere un’altra sistemazione. Nel processo, la difesa aveva invocato lo stato di necessità legato alla mancanza di una casa, ma il giudice ha escluso che vi fosse un pericolo «attuale e transitorio», requisito indispensabile secondo la giurisprudenza. Non è stata inoltre dimostrata l’effettiva impossibilità economica di trovare alternative lecite, come l’aiuto dei familiari o il ricorso ai servizi sociali.
Esclusa anche la particolare tenuità del fatto, poiché l’occupazione di un alloggio popolare danneggia non solo il Comune, ma anche chi ne avrebbe legittimamente diritto. Concesse le attenuanti generiche, la pena è stata ridotta a otto mesi e 70 euro di multa, con sospensione condizionale. I due dovranno inoltre risarcire il Comune e pagare 1.797 euro di spese per la costituzione di parte civile.
