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Abbreviato chef Casale, assolti i due imputati. La famiglia: «Andremo avanti»

La famiglia di Raffaele Casale annuncia l’intenzione di proseguire la battaglia giudiziaria dopo l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» di Francesco Patruno e Alessandro Guadagnuolo, imputati per la morte del 27enne, deceduto dopo una caduta in moto in via Martiri di Palermo, nella notte del 17 agosto 2016. Il Gup Domenico Zeno depositerà le motivazioni entro novanta giorni, poi la parte civile valuterà l’appello.

Patruno, all’epoca dirigente facente funzioni dell’Ufficio tecnico comunale, e Guadagnuolo, allora amministratore unico di Amiu, erano accusati di concorso colposo in omicidio stradale per la presunta mancata pulizia della strada dagli aghi di pino, ritenuta concausa dell’incidente. La pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove; il giudice ha invece pronunciato una formula piena.

Prima della sentenza, il Gup aveva disposto l’acquisizione di tre fotografie richieste dagli avvocati della famiglia Casale, Marco Santo Aloia, Andrea Manzi e Claudio Cerciello, che ritenevano potessero documentare anche l’assenza del limite di velocità di 30 chilometri orari. La richiesta era stata contestata dalle difese degli imputati, rappresentate dagli avvocati Mario Malcangi e Vito Antonio De Palma.

«Siamo amareggiati, ma non ci arrendiamo», ha commentato Felice Casale, padre di Raffaele, annunciando che la famiglia attenderà le motivazioni prima di decidere come impostare l’impugnazione. La vicenda giudiziaria, a dieci anni dalla tragedia, sembra dunque destinata a proseguire in secondo grado, ma sul piano penale l'assoluzione diventa definitiva se il pubblico ministero non impugnerà la sentenza, poiché l'appello della parte civile riguarda solo il risarcimento del danno.