Anna Folli ha raccontato la parabola umana e imprenditoriale di Aristotele Onassis, dalle umili origini all’ascesa nel mondo degli affari, fino agli amori e alle tragedie familiari, presentando ieri sera al Circolo del cinema «Dino Risi» di Trani il romanzo «Prendersi tutto. Io, Aristotele Onassis», pubblicato da Neri Pozza. All’incontro, organizzato in collaborazione con la libreria Ubik «Luna di sabbia», hanno dialogato con l’autrice Iolanda Peluso e Maria Grazia Filisio.
La storia comincia a Smirne, nel 1922, quando un incendio devastò la città dopo l’ingresso delle truppe turche. Il padre di Onassis fu imprigionato e il giovane riuscì a farlo liberare. A diciassette anni, costretto all’esilio e con la famiglia privata delle proprie risorse, partì per l’Argentina. A Buenos Aires si adattò ai lavori più umili, fino a intuire le opportunità commerciali del tabacco, accumulando il primo capitale. Con la crisi del 1929, mentre molti vendevano, lui acquistava navi, dando avvio alla costruzione del suo impero marittimo.
Il successo non gli garantì però una piena accettazione negli ambienti della buona società americana. Considerato un parvenu e spesso accusato di muoversi al limite delle regole, ebbe anche rapporti controversi con ambienti politici ed economici. «Non era un politico e la politica non gli interessava. Gli interessavano gli affari», ha spiegato Folli, collegando il suo distacco dalla politica al trauma vissuto a Smirne, dove perse lo zio a cui era più legato.
IL ROMANZO E LE VOCI DI CHI GLI FU VICINO
Il libro sceglie una struttura originale: a raccontare Onassis sono le persone che gli furono accanto, dalle donne della sua vita alla sorella Artemis e agli amici. A unire le diverse testimonianze è un coro ispirato alla tragedia greca, mentre l'armatore prende la parola nelle pagine iniziale e finale. Folli ha spiegato di aver scelto questa formula per restituire le molteplici sfaccettature di un personaggio divisivo, capace di suscitare sentimenti contrastanti.
L’autrice ha precisato che gli avvenimenti storici sono documentati, mentre dialoghi e pensieri sono ricostruiti attraverso la scrittura narrativa. Tra le fonti utilizzate figurano le testimonianze di un cugino di Onassis e il diario, scritto in norvegese, della sua prima compagna, Ingeborg Dedichen.
LE DONNE E LE TRAGEDIE FAMILIARI
Ampio spazio è stato dedicato alle relazioni sentimentali. Ingeborg Dedichen, più grande di lui e figlia di armatori, contribuì alla sua formazione personale e lo introdusse negli ambienti che contavano. Poi Tina Livanos, sposata quando aveva appena diciassette anni e madre dei suoi figli Alexander e Christina. Il matrimonio finì con l'arrivo di Maria Callas, con cui Onassis condivise un legame passionale e una profonda affinità culturale. Successivamente sposò Jacqueline Kennedy, vedova del presidente americano: una scelta che, secondo Folli, fu dettata anche dalla volontà di consolidare la propria posizione negli Stati Uniti.
La conversazione ha toccato anche il Principato di Monaco, dove Onassis divenne uno dei principali azionisti della società che controllava casinò e alberghi di lusso. Il rapporto con il principe Ranieri si deteriorò con l'arrivo di Grace Kelly, che contribuì alla sua estromissione dagli ambienti economici del Principato.
A segnare gli ultimi anni furono soprattutto le tragedie familiari. La morte del figlio Alexander, nel 1973, in un incidente aereo fu un dolore dal quale non riuscì a riprendersi. Anche la figlia Christina ebbe una vita difficile, segnata da quattro matrimoni e da un'infelicità che l'accompagnò fino alla morte, a soli trentasette anni.
IL MESSAGGIO AI GIOVANI
Nel confronto con il pubblico è emerso anche un paragone con i miliardari di oggi, in particolare quelli della Silicon Valley, molto diversi dall'armatore per carisma, eleganza e capacità di influenzare la società. Rispondendo a una domanda sui giovani, Folli ha riconosciuto che Onassis è legato soprattutto agli anni Sessanta e Settanta, ma ha sottolineato l'attualità della sua determinazione e della volontà di emergere. «Questa determinazione, questa voglia di emergere, questo impegno possono parlare a tutte le generazioni», ha affermato.
Il romanzo si chiude tornando a Smirne, luogo che segnò per sempre la vita dell'armatore, nonostante la ricchezza, il potere e la fama conquistati. La frase finale, affidata alla voce dello stesso Onassis, riassume una vicenda segnata dalla capacità di rialzarsi e dalla memoria di una perdita mai superata: «Sono sopravvissuto».



