«Non potevo dire “no” all'amico Lorenzo Procacci Leone». Così, il 24 ottobre 2014, Giorgio Bracardi spiegava l'unica sua presenza a Trani, sul palco del circolo del cinema Dino Risi, dove portò per una sera Scarpantibus, Max Vinella e tutta la galleria di maschere che avevano fatto la fortuna di Alto gradimento. Oggi quella serata torna alla memoria con la notizia, diffusa dai familiari, della scomparsa dell'artista romano, morto a 93 anni nella casa di riposo di Fiano Romano in cui era ospite dalla scorsa primavera, dopo la frattura di un femore.
LA SERATA AL DINO RISI
Era un venerdì e lo spettacolo cominciò alle 21.15, nella sede di via Andrea Ciardi 26. Si trattava del primo appuntamento della seconda edizione della rassegna «Resistenza umoristica», curata da Nicola Vicidomini e Deborah Farina, e Bracardi si presentò accompagnato da Valerio Serangeli al basso e Alberto Botta alla batteria. Ne venne fuori uno show musicale e cabarettistico in cui si intrecciarono il personaggio comico ed il musicista jazz di livello, come sempre rigorosamente fuori degli schemi.
Molti, alla diffusione della notizia, si chiesero se avesse una tournée in corso: la risposta fu negativa, la scelta di venire a Trani era stata pienamente autonoma. «Lorenzo Procacci Leone si è rivelato un grande appassionato delle cose che ho fatto nella mia carriera - spiegò al termine del concerto - e sono convinto del fatto che altrettanto appassionato e competente sia il pubblico del circolo Dino Risi. Mi auguro che, dopo il mio spettacolo, se ne facciano altri anche più importanti e gradevoli del mio».
Il pubblico, del resto, lo imitava, ripeteva i tormentoni, e lui gradiva, «perché riconosco in esso la sincerità, la creatività del momento - spiega l'artista -. Non c'è un copione dietro, né suggerimenti, ma un folle che si dà completamente al pubblico oggi con lo stesso entusiasmo di ieri, come quando ero ragazzo, andavo a scuola e facevo le stesse cose. In fondo, Scarpantibus l'ho inventato fra i banchi della mia classe». E fra il pubblico, raccontava, c'erano «tanti giovani nati dopo Alto gradimento, venuti qui per ascoltare quelle cose».
A MUSO DURO
Quella sera, però, Bracardi non fu soltanto il folletto surreale che tutti conoscevano. La sera del concerto, ai microfoni di Radio Bombo, si tolse più di un sassolino dalla scarpa. Erano appena stati celebrati i novant'anni della radio italiana, e di lui, che della radio era stato un pilastro, nessuno si era ricordato. «Sono rimasto dispiaciuto e sono in polemica con i miei ex compagni di viaggio di Alto gradimento - dice -. Ormai non li considero più dei colleghi, perché hanno tradito una cosa molto importante, il sentimento di amicizia, ed è una cosa che non si dovrebbe mai fare. Loro, pur di andare in televisione, quasi hanno rinnegato il fatto che io, per undici anni, abbia tirato loro la volata. Alto gradimento, senza di me, non ci sarebbe stato perché, quando sono entrato in quel programma, aveva poche decine di ascoltatori ed io l'ho portato a milioni con Scarpantibus e tutti gli altri personaggi, di cui qui a Trani ho provato a ripercorrere la storia».
Parole a muso duro contro Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco, che confermarono quanto Bracardi fosse uno che, sia sulla scena, sia fuori, non le mandava a dire. Senza Alto gradimento, però, cosa ci sarebbe stato? «Probabilmente avrebbero inventato altre cose - risponde l'artista -. Comunque ci sono stati tanti grandi personaggi, ed io stesso avrei fatto altre cose, avrei trovato altre trasmissioni. Certo, da Alto gradimento sono passati quarantacinque anni, ma ancora la gente ricorda i miei personaggi e la trasmissione».
IL PARADOSSO DI MARENCO
Il destino, o forse soltanto la programmazione del circolo, volle che proprio un anno prima, il 25 ottobre 2013, sullo stesso palco fosse salito Mario Marenco, scomparso nel marzo del 2019, anch'egli colonna storica di Alto gradimento e delle successive trasmissioni televisive di Arbore. Due ospiti, due serate, a distanza di dodici mesi l'una dall'altra, e un rapporto che fuori dalla scena si era incrinato. Ma il fondatore e direttore artistico del sodalizio, che entrambi volle a Trani, preferisce ricordarli insieme. «Sono stati i più grandi umoristi italiani del dopoguerra - dice di loro Lorenzo Procacci Leone -. Hanno rivoluzionato la radio. Si completavano a vicenda».
CHI ERA GIORGIO BRACARDI
Nato a Roma il 3 maggio 1933, figlio d'arte - la madre Edvige era soprano, il padre Glauco tenore e fra i primi gestori del Salone Margherita, tempio romano del varietà -, Bracardi era prima di tutto un musicista. Pianista di professione, aveva girato il mondo fra locali e night club, accompagnando anche Maurice Chevalier e José Feliciano, e negli anni Sessanta aveva lavorato per la Rca, partecipando più volte al Festival di Sanremo come autore.
La svolta arrivò il 7 luglio 1970, quando sul Secondo programma della Rai debuttò Alto gradimento, il varietà senza copione di Arbore e Boncompagni, con la collaborazione di Marenco. Lì nacquero lo Scarpantibus, «uccellaccio del Nicaragua», il giornalista petulante Max Vinella, il gerarca Ermanno Catenacci, il dottor Marsala, sempre afflitto da dolori e mal di testa, il professor Aurelio Marcellini e il suo «Chettefrega?»: caricature del potere, della burocrazia e del giornalismo costruite su timbri di voce, tic e nonsense.
Poi venne la televisione: Quelli della notte, nel 1985, ancora con Arbore; Pronto, chi gioca? con Enrica Bonaccorti; la conduzione di Chiappala chiappala su Rai 2 nel 1989; Striscia la notizia, nel 1995, nei panni di Lucio Smentisco, portavoce di Silvio Berlusconi; Stracult di Marco Giusti nel 2001 e, nel 2008, la voce del personaggio animato Cattivik. Non mancò il cinema, fra le commedie degli anni Ottanta e i film di Steno, da Quando la coppia scoppia a Banana Joe, accanto a Bud Spencer.
Di tutto questo, quella sera di ottobre di dodici anni fa, Trani ebbe un assaggio nel prezioso circolo di via Ciardi. Bracardi ci arrivò senza tournée, senza copione, soltanto per un amico. Ed è forse anche per questo che qualcuno, oggi, se lo ricorda ancora.
Nico Aurora (nella foto di copertina con Giorgio Bracardi)



