Marco Galiano conferma le dimissioni da sindaco di Trani e respinge l'ipotesi di un ripensamento, attribuendo la crisi non all'opposizione, ma alle pressioni e alle resistenze maturate nella sua stessa squadra. Nella lettera con cui spiega le ragioni della scelta, rivendica di non aver posto condizioni né chiesto contropartite, ma di aver atteso un segnale concreto di cambiamento, che non è arrivato. «Io mi sono posto un limite invalicabile: la mia dignità di uomo e quella della Città», scrive, escludendo di voler restare alla guida dell'amministrazione a ogni costo.
Il sindaco ricostruisce le difficoltà incontrate fin dalla campagna elettorale e denuncia un metodo politico nel quale, a suo giudizio, la qualità delle decisioni sarebbe stata sacrificata alla necessità di accontentare tutti. Galiano respinge inoltre le interpretazioni che riconducono la crisi al dimensionamento scolastico o alla gestione delle società partecipate, sostenendo che il problema sia più profondo e riguardi il mancato rispetto del mandato ricevuto dai cittadini.
Dopo le dimissioni, racconta di aver ricevuto numerosi messaggi e di aver incontrato quanti cercavano di convincerlo a tornare sui propri passi. Anche il confronto con il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, rientra nei tentativi di trovare una via d'uscita, ma non è stato sufficiente a modificare la sua decisione. Pur riconoscendo i propri errori, Galiano ringrazia assessori, consiglieri e dipendenti comunali che hanno collaborato con lui, rammaricandosi di non aver potuto realizzare quanto programmato.
Nel congedo, auspica che cessino le tensioni interne, che gli uffici possano lavorare serenamente e che la politica torni a occuparsi della città senza considerarla una proprietà. «Trani, la nostra Città, non ha bisogno di padroni. Solo di rispetto», conclude, ribadendo che quattro mesi o quattro anni non avrebbero cambiato il suo principio: non accettare compromessi al ribasso né rinunciare alla propria dignità.
