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Dimissioni Galiano, le reazioni della politica. In aggiornamento

Il sindaco, Marco Galiano, ha confermato oggi le dimissioni presentate il 25 srettembre, rinunciando a ritirarle entro la scadenza del 15 ottobre: a soli tre mesi dall'insediamento, l'amministrazione di centrosinistra cade e a Palazzo di città si prepara l'arrivo di un commissario. Le reazioni della politica non si sono fatte attendere.

CARLO RUGGIERO
Per Carlo Ruggiero, della lista Marinaro sindaco, quanto accaduto è «l'epilogo naturale di un sistema che va spezzato». Ruggiero ricorda che la candidatura al fianco di Giacomo Marinaro nacque con un'unica finalità, quella di «riconquistare la libertà», vale a dire di scegliere e muoversi senza assecondare logiche di partito che, a suo dire, molto spesso non coincidono con gli interessi reali della città.
Nel mirino c'è il sindaco uscente, che si sarebbe fatto «ammaliare dal bagliore di partito senza conoscere fino in fondo lo scotto da pagare», consegnando così Trani «a otto mesi di stasi e sopravvivenza». Otto mesi nei quali, secondo Ruggiero, la città resterà priva di una guida politica capace di guardare al futuro, con il rischio di perdere occasioni forse irripetibili. Ma anche otto mesi «in cui decidere da che parte stare - sottolinea - scegliendo una politica fatta di verità e concretezza, e non di slogan elettorali farciti di ipocrisia e perbenismo».

RAFFAELLA MERRA
Ben più articolato l'intervento di Raffaella Merra. «Non si può scappare senza dire la verità. Oggi Trani è ufficialmente una città in ginocchio - scrive la consigliera - con un'amministrazione caduta dopo appena tre mesi e un commissario alle porte, e i cittadini hanno il diritto di sapere chi ha davvero affossato questa esperienza».
Merra parte dalla lettera con cui Galiano ha motivato la propria scelta, nella quale il sindaco ha parlato di una politica del «tenerli tutti buoni» a scapito della qualità delle decisioni, di scelte contestate non nel merito ma per il modo in cui erano state assunte e di una parte della sua stessa squadra che andava in una direzione diversa. «Se questo è vero, e credo lo sia, allora non basta andarsene».
Due, a suo avviso, le questioni che esigono chiarezza. La prima riguarda le responsabilità: chi ha materialmente impedito al sindaco di governare e chi ha trasformato ogni atto amministrativo in terreno di scontro interno. La seconda, la volontà: «C'è stata davvero la volontà di far funzionare questa amministrazione o si è lavorato, fin dal primo giorno, per logorarla dall'interno?».
Da qui la richiesta di indicare con nome e cognome i responsabili, compresi quelli che, dentro il Partito democratico e la maggioranza, avrebbero «giocato una partita diversa». Merra prende atto che il sindaco abbia escluso colpe dell'opposizione, «ma non è sufficiente. La città non si accontenta di mezze verità».
La consigliera si spinge oltre, ritenendo le accuse contenute nella lettera talmente gravi da poter assumere, se riferite a fatti e comportamenti concreti, rilevanza anche al di là del piano politico e amministrativo. Per questo auspica che Galiano si sia già rivolto agli organi preposti: «La trasparenza non può fermarsi a un post su Facebook».
Il conto, intanto, lo paga la città, con uffici fermi, progetti sospesi, scuole e servizi nell'incertezza. «Solo così la sua scelta di non scendere a compromessi sarà davvero coerente fino in fondo - conclude Merra -. Altrimenti resterà solo una fuga dalle proprie responsabilità, e a pagare il conto sarà, come sempre, la città».

ALTAMURA E CENTRONE
Di segno opposto la posizione della lista Trani Libera che, con Francesco Altamura e Michele Centrone, porge a Galiano «l'onore delle armi» per la scelta di dimettersi e per le riflessioni con cui ne ha spiegato pubblicamente le ragioni.
Pur non condividendone l'appartenenza politica né il percorso della coalizione, e pur ritenendo che le dinamiche interne alla sua stessa maggioranza abbiano contribuito in maniera significativa alla crisi, la lista si ritrova in alcuni principi emersi dalle parole del sindaco uscente, a cominciare da una concezione della politica che non considera la città una proprietà da amministrare a proprio piacimento: «La città appartiene ai cittadini, non a chi temporaneamente la governa».
Trani Libera rivendica una politica libera da logiche di appartenenza fini a sé stesse e da accordi dettati dalla necessità di accontentare tutti. «Governare significa assumere decisioni - sottolineano Altamura e Centrone - affrontarne le conseguenze e avere il coraggio di perseguire ciò che si ritiene giusto per la città, anche quando questo comporta difficoltà e incomprensioni».
Senza esprimere giudizi definitivi sulle responsabilità, la lista invita l'intera classe politica cittadina a una riflessione seria, affinché le istituzioni non diventino il terreno di veti, pressioni e conflitti interni a scapito delle risposte attese dai cittadini. Da qui il saluto rispettoso all'uomo e al sindaco, che ha cercato di interpretare il proprio ruolo senza sacrificare dignità personale e rispetto per la città «sull'altare della permanenza a ogni costo».
«Trani non ha bisogno di padroni, ma di donne e uomini che sappiano servirla - concludono -. Non ha bisogno di una politica impegnata a conservare sé stessa, ma di una politica capace di guardare oltre il consenso immediato, di programmare e di assumersi la responsabilità delle scelte nell'interesse delle prossime generazioni».

D'ATTIS E LANOTTE
Sul fronte dei partiti, intervengono con una nota congiunta il segretario regionale di Forza Italia, il deputato Mauro D'Attis, e il segretario provinciale Bat, il consigliere regionale Marcello Lanotte. «Prendiamo atto del fallimento del centrosinistra a Trani, con un sindaco dimissionario dopo pochi mesi di mandato».
Gli azzurri si dicono pronti ad archiviare quella che definiscono «questa pessima esperienza a firma del Pd», ma tendono la mano al sindaco uscente: «Marco Galiano è un gentiluomo e noi siamo sempre aperti a condividere buone idee con le persone perbene come lui».
Quanto al futuro, Forza Italia rivendica un ruolo da protagonista nella prossima competizione elettorale: «Ci confronteremo a strettissimo giro con i segretari regionali e provinciali della nostra coalizione - annunciano D'Attis e Lanotte - per assumere subito una decisione vincente per il futuro di Trani, che è una città importantissima del territorio».

RAIMONDO LIMA
Controcorrente, infine, la posizione di Raimondo Lima, di Fratelli d'Italia, che prende le distanze dal coro di attestati rivolti al sindaco uscente. «Molte delle cose che sto leggendo in queste ore non le condivido - esordisce -. Così come non condivido tutta questa solidarietà espressa nei confronti di un sindaco dimissionario che è sicuramente una brava persona». Ma, a suo dire, «la politica è un'altra cosa».
Secondo Lima, la vicenda fa emergere «con piena evidenza tutte le carenze di chi proviene dalla cosiddetta società civile». Delegittimare chi fa politica a tempo pieno, sostiene, rischia di consegnare le istituzioni «a una rappresentanza episodica e impreparata», mentre quello del politico è un mestiere difficile che «non è per tutti» e richiede studio, disciplina e la volontà di metterci la faccia.
L'esponente di Fratelli d'Italia definisce «un grande e seducente equivoco del nostro tempo» l'idea che professionisti, manager, professori o rappresentanti delle categorie produttive siano per definizione più attrezzati, onesti o efficienti di chi si occupa di politica tutto l'anno. «Un manager o un professionista è abituato a decidere dall'alto della sua autorità o del suo ruolo gerarchico - spiega - applicando procedure efficienti per raggiungere un obiettivo circoscritto». La politica, al contrario, vive nel conflitto fra interessi e visioni diverse e nel rispetto dei diritti delle minoranze, e governare significa «mediare, cucire alleanze, tollerare i tempi della democrazia e costruire una sintesi collettiva».
Il rischio, per Lima, è che il cittadino prestato alla politica finisca per scambiare «il Consiglio comunale o una Giunta per un consiglio di amministrazione», trovandosi a gestire una complessità fatta di regolamenti, diritto e pesi e contrappesi fra i poteri per la quale non esiste alcun manuale aziendale.
Non manca una stoccata alla retorica del civismo a tutti i costi, che nasconderebbe spesso «un velo di antipolitica populista»: chi fa politica alla luce del sole risponde a un partito, a un programma e a un elettorato organizzato, mentre chi arriva dalla società civile risponderebbe spesso soltanto al proprio percorso personale o al gruppo di potere che lo ha sponsorizzato. Una società civile, peraltro, frammentata in mille rivoli, in cui ogni categoria difende il proprio orticello. «Il compito della politica - conclude Lima - è esattamente l'opposto: trascendere gli interessi particolari per comporre una visione di interesse generale e di lungo periodo».


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