La protesta contro il caro carburante si estende in Puglia, mentre cresce la preoccupazione per le difficoltà di approvvigionamento legate al blocco delle autocisterne alla raffineria Eni di Taranto. Presidi e rallentamenti stradali si sommano alle segnalazioni di gasolio esaurito in diverse stazioni di servizio, alimentando i timori per le possibili ripercussioni sulla mobilità e sui servizi essenziali.
Le prime conseguenze sui rifornimenti si sono registrate già daieri anche nel territorio di Trani, dove si sono formate code ai distributori con carburante ancora disponibile, come via di Francia (foto).
Il blocco è legato alla vertenza dell’ex Ilva. Da lunedì i lavoratori dello stabilimento siderurgico e dell’indotto presidiano le statali 7 Appia e 106 Jonica, contestando la sospensione della produzione dell’area a caldo e l’ipotesi di chiusura temporanea degli impianti del Nord. La protesta ha lasciato bloccate all’interno della raffineria 37 autocisterne. I sindacati giudicano insufficienti le misure approvate dal governo e chiedono garanzie sulla continuità produttiva e sull’occupazione.
L’impianto rifornisce Puglia, Basilicata e Calabria, servendo anche distributori di compagnie diverse da Eni. Le scorte stanno diminuendo in numerose stazioni di servizio, mentre la corsa al pieno da parte degli automobilisti accelera l’esaurimento delle cisterne. A Taranto circa l’80 per cento degli impianti risulta senza gasolio, mentre nel Barese e in Calabria si segnalano pompe ferme e consegne cancellate.
