Avantieri un vento burrascoso si è abbattuto su Trani e su Palazzo di Città: Marco Galiano, dirigente scolastico prestato alla politica, aveva deciso - confermando le sue dimissioni irrevocabili - di uscire di scena. Anzi no… sembra che questa telenovela non sia ancora finita.
Ieri i vari portali locali d’informazione e attualità hanno lanciato e poi confermato la notizia di un tentativo “in zona Cesarini”, da parte dell’amministrazione, per salvare in extremis la crisi politica e rimettere insieme i cocci rotti. Che amarezza!
Nel suo lungo post di commiato, il prof. Galiano aveva messo in evidenza come non sia stata affatto una questione di “convincimento”, bensì di rispetto e ascolto verso l’uomo che, in un certo qual modo, voleva cambiare le sorti della nostra città. Insomma, quello dell’amministrazione sembra l’ennesimo tentativo maldestro per dire: “Scurdammoce ô ppassato e volemose bene”. Due dialetti differenti, il napoletano e il romano, che sintetizzano il no-sense di questa straordinaria vicenda politica: come a dire, dimentichiamo il passato (ma come? non basterebbe una pietra sopra ma un masso gigante!) e facciamo la pace.
Ci si chiede, a questo punto, quali siano le ragioni che abbiano spinto il prof. Galiano a incontrare i vertici della sua maggioranza, sebbene il suo post social non avesse lasciato spazio a dubbi, smentendo qualsiasi “teatrino”. Insomma, gatta ci cova?
È ragionevole pensare che la maggioranza stia avviluppando il povero Galiano, pur di evitare un “tutti a casa”. Un po’ come nella saga di Harry Potter, nel primo e nell’ultimo capitolo - La Pietra Filosofale e i Doni dell Morte - in cui il vero incantesimo a cui aspirano consiglieri e assessori è l’eternità delle proprie poltrone, un’ossessione dettata dalla ricerca spasmodica del potere assoluto e il terrore di perdere un posto al sole.
Come andrà a finire? Lo scopriremo nelle prossime ore…
prof. Vito Pappalettera
