«Trani non è un circo. Onoratela». È il messaggio comparso lungo gli ingressi dell'ex cinema Bellini, in via Fusco, su uno striscione che, pur senza mai nominarli, appare chiaramente rivolto al sindaco ed alla sua maggioranza, giacché Palazzo di città è a 50 metri da lì. Un messaggio netto, scritto a caratteri cubitali, ma privo di qualsiasi firma.
Il lenzuolo bianco, con le lettere tracciate in blu, è stato fissato alla parete rivestita di lastre di pietra, proprio sopra una fascia di muro ormai segnata da scritte e graffiti di ogni sorta, a pochi passi dalle porte chiuse di quella che un tempo fu una sala cinematografica. Una cornice, quella del degrado, che finisce quasi per fare da sottotitolo al contenuto: la città, secondo gli autori, meriterebbe ben altro rispetto a quanto starebbe vedendo in questa fase della vita amministrativa.
Il senso è chiaro e non necessita di particolari interpretazioni. La parola «circo» richiama l'idea di uno spettacolo poco edificante, di una gestione della cosa pubblica più attenta alla rappresentazione che alla sostanza, mentre l'invito ad «onorarla» suona come un richiamo alla responsabilità di chi siede fra i banchi della maggioranza e della giunta. Si tratta, in altre parole, di una critica politica a tutti gli effetti, legittima come qualsiasi altra opinione espressa nel rispetto delle regole.
Il punto, però, è un altro. Chi pretende chiarezza, coerenza e rispetto per la città da parte di chi la governa, dovrebbe per primo metterci la faccia. Uno striscione anonimo, per quanto efficace sul piano della comunicazione, lascia senza risposta la domanda più semplice: chi parla? Un gruppo di cittadini, un movimento, una parte politica, una tifoseria organizzata? Non saperlo significa privare il dibattito pubblico di un elemento essenziale, quello dell'interlocutore, e consegnare all'amministrazione la comoda possibilità di ignorare la protesta proprio perché priva di un volto.
Una città che si vuole «onorare» ha bisogno di confronto aperto, di proposte e, se necessario, anche di critiche dure, ma firmate. Chi trasparenza chiede, trasparenza dovrebbe anche dare.
