Un monastero benedettino dell’undicesimo secolo, venticinque sepolture, una colonna romana e un miliare della via Traiana sono tra le testimonianze archeologiche emerse dagli scavi di Palazzo Carcano, destinato a ospitare i futuri uffici giudiziari di Trani. I reperti, insieme ai resti di un quartiere medievale con abitazioni, botteghe, cisterne e una fornace per la calce, saranno integrati nel progetto del nuovo tribunale.
I ritrovamenti sono stati presentati nell’ambito dell’open day «Raccontare l’archeologia urbana. Quando il passato incontra il futuro», promosso da Agenzia del demanio, Soprintendenza, Tribunale e Procura.
Palazzo Carcano, costruito nel Seicento dalla famiglia lombarda trasferitasi a Trani nel 1622, fu residenza privata e successivamente orfanotrofio e istituto di accoglienza per fanciulle, fino al 1976. Dopo l’acquisizione comunale del 2001 e il trasferimento al Demanio nel 2018, il complesso di circa 4.500 metri quadrati è stato interessato da un lungo iter amministrativo.
Gli scavi hanno restituito le fondamenta di abitazioni duecentesche e trecentesche, ambienti domestici e produttivi, ceramiche, canalette e una grande cisterna. È stata individuata anche una fornace seicentesca per la produzione della calce, forse utilizzata per costruire lo stesso palazzo.
Di particolare rilievo il monastero benedettino dell’undicesimo secolo, sorto fuori dalle antiche mura e successivamente intitolato a San Gaetano, probabilmente sconsacrato nel Seicento. Nell’area sono state rinvenute venticinque sepolture di uomini, donne e bambini, i cui resti saranno sottoposti ad analisi antropologiche, genetiche e datazioni per ricostruire le condizioni di vita delle persone.
Tra gli altri reperti figurano una colonna scanalata di epoca romana, probabilmente proveniente da una domus della Trani imperiale e riutilizzata nel portico del convento, e una cucina riconosciuta grazie a una piattaforma di pietra e a numerosi resti di molluschi. La testimonianza più antica è un miliare del secondo secolo dopo Cristo, contrassegnato dal numero 92 e proveniente dalla via Traiana, nel territorio di Andria.
«Abbiamo chiamato questa operazione cultura e giustizia», ha spiegato la soprintendente Anita Guarnieri, sottolineando l’obiettivo di integrare le testimonianze archeologiche negli spazi giudiziari, rendendole fruibili gratuitamente alla comunità.
L’intervento vale complessivamente 24 milioni di euro, finanziati in gran parte dal ministero della Giustizia e in parte dall’Agenzia del demanio. La conclusione dei lavori è prevista per la metà del 2028. Il progetto comprende adeguamento sismico, ampliamenti, efficientamento energetico, una passerella sopraelevata e vetrate che permetteranno di osservare alcuni reperti dall’esterno. Per quelli non accessibili sono previsti strumenti multimediali.
Il nuovo complesso consentirà inoltre di eliminare locazioni passive del ministero della Giustizia per circa 400.000 euro. Tra gli uffici che potrebbero trasferirsi a Palazzo Carcano figurano la Sezione lavoro e il Giudice di pace, secondo un’ipotesi ancora da definire. Il futuro tribunale sarà così anche uno spazio di conservazione e valorizzazione della memoria più antica di Trani.










