«Se le pressioni intollerabili denunciate non avevano rilievo penale o politico, perché il sindaco si è dimesso? E se invece lo avevano, come fa oggi a governare con chi gliele ha fatte?». È la prima delle domande che il centrodestra unito, per voce di Maria Grazia Cinquepalmi, rivolge al sindaco, Marco Galiano, all'indomani del ritiro delle dimissioni rassegnate a fine settembre. Domenica mattina la coalizione è scesa in piazza, non tanto per parlare quanto per raccogliere gli umori dei cittadini dopo diciannove giorni nei quali l'arrivo del commissario sembrava cosa fatta e che, invece, si sono chiusi con un consiglio comunale regolarmente celebrato.
RESPONSABILITÀ E COERENZA
Sono le due parole più ricorrenti di questi giorni e Pasquale De Toma le rigira al primo cittadino: «Il sindaco ha detto che avrebbe fatto della responsabilità e della coerenza i capisaldi di tutta la sua attività, ma ha anche detto che non sarebbe mai sceso a compromessi. Visto che la crisi è rientrata, ci aspettiamo di sapere quale sarà il prossimo assetto della giunta. Se dovesse rimanere tutto com'è, evidentemente si è scesi a compromessi, andando contro quei principi». La cartina di tornasole, insomma, sarà la composizione dell'esecutivo: «Aspettiamo soltanto l'evento - aggiunge - e capiremo se è sceso a compromessi o meno».
UNA CITTÀ SENZA GUIDA
Nell'ultima seduta del consiglio comunale Angelo Guarriello, già candidato sindaco del centrodestra, aveva fatto ricorso alla metafora della medicina, ricevendo dal sindaco la replica secondo cui l'avrebbe dovuta somministrare in dosi diverse. In piazza il medico va dritto al punto: «La città non ha ancora capito chi la governa. C'è una figura che governa? È il sindaco? E che cosa fa il sindaco, che cosa farà? E la maggioranza, dove sta? Trani è ingovernabile, è piena di punti interrogativi e questo non è governare. La città è sconvolta, la gente è arrabbiata, giustamente, perché non ha prospettive né linee guida». Da cittadino, prima ancora che da consigliere, si dice molto preoccupato: «Una Trani che non si può governare è una città persa - sottolinea - e Trani non merita questo, merita chiarezza. L'ho detto anche in consiglio, ma la chiarezza non è stata fornita».
IL CORAGGIO E IL PASSO INDIETRO
Michele Centrone riconosce al gesto iniziale una certa forza, ma proprio per questo non ne comprende l'epilogo: «Per arrivare a un'azione così plateale penso ci sia stato qualcosa di veramente grave, perché abbandonare la nave richiede anche coraggio. Quel coraggio, però, è venuto meno nel momento in cui le dimissioni sono state ritirate. Dichiararle irrevocabili e poi ritirarle a meno di ventiquattro ore dal termine ultimo è una cosa che proprio non riusciamo a concepire». Né lo convincono le spiegazioni fornite in aula: «Le risposte del sindaco in realtà non sono risposte - sostiene - ma sono sempre molto evasive. Ha denunciato pressioni e noi vogliamo sapere chi le ha fatte. È giusto che tutti i cittadini abbiano queste risposte, tutto il resto è noia».
IL PRECEDENTE TARANTINI
Raimondo Lima, che di stagioni politiche ne ha attraversate parecchie, ricorda le dimissioni di Giuseppe Tarantini, che di recente, ai nostri microfoni, ha spiegato di aver voluto mantenere una promessa fatta agli elettori. Stavolta la storia è andata in tutt'altro modo: «La situazione è davvero molto grave, anche perché è andata oltre i confini comunali. Sono preoccupato per la credibilità e l'immagine istituzionale che questa amministrazione ha perso, soprattutto agli occhi delle istituzioni del territorio, e per una città come Trani questo è molto grave». Lima confessa di essere rimasto basito dal repentino cambio di rotta: «Abbiamo letto tutti delle pressioni, sui giornali e sui social network - prosegue - e mi auguro che anche le autorità competenti possano fare luce. Non si può leggere tutto quello che abbiamo letto e poi fare finta che non sia successo nulla. Ci sentiamo presi in giro, come penso la stragrande maggioranza dei cittadini di Trani».
CHI SONO I PADRONI
Il nodo, per la coalizione, resta quello delle accuse lanciate dal sindaco al momento delle dimissioni. Maria Grazia Cinquepalmi, dopo aver posto la domanda sulle pressioni intollerabili, incalza: «Se avevano rilievo penale e politico, come fa oggi il sindaco a governare con chi gliele ha fatte? Ha parlato di lotte interne, di logiche di potere e di spartizione. È un pubblico ufficiale e come tale deve dare conto alla città delle pesanti accuse rivolte a chi governa e a chi ha governato con lui in questi tre mesi. I cittadini sono disorientati e mi auguro che venga aperto anche un fascicolo, perché bisogna andare a fondo. Il sindaco ha parlato di una città in mano ai padroni e del bisogno di rispetto: noi vogliamo sapere chi sono i padroni».
LE POLTRONE E I NEGOZI CHE CHIUDONO
In piazza della Repubblica, presenti anche all'ultimo consiglio comunale, ci sono Roberto Gargiuolo e Ornella Gelso. Il primo parla anche da commerciante e non si dice affatto rassicurato dall'intervento con cui il sindaco ha chiuso la seduta: «Sono stati interventi tutti a favore della sua maggioranza, mentre noi della minoranza non abbiamo ancora idee chiare. Di chiaro c'è soltanto che, da quando è stata eletta questa amministrazione, in città non si è mosso nulla. Oggi leggevo che ha chiuso un negozio storico, ne stanno chiudendo una marea e da commerciante sono preoccupato per questa città. E intanto si stanno ancora spartendo le poltrone di Amet, Amiu e delle altre municipalizzate». La domanda, a suo dire, è una sola: «Noi tranesi vogliamo sapere che fine facciamo e dove andremo a finire - aggiunge - e siamo proprio in piazza della Repubblica, una piazza che anche il consiglio comunale ha definito disastrosa, sotto gli occhi di tutti. Oggi siamo in tanti a protestare, la piazza è piena e sono convinto che almeno su questo il sindaco ci darà ragione».
Altrettanto insoddisfatta Ornella Gelso: «Il sindaco non ha specificato le problematiche che lo hanno portato non solo a rassegnare le dimissioni, ma ancor più a revocarle. Le parole che aveva usato erano molto pesanti e non ha ancora chiarito se sia stato lui a chiedere scusa alla sua maggioranza per aver male interpretato alcune pressioni o se invece consiglieri e assessori di maggioranza si siano scusati per avergli fatto quelle famose pressioni intollerabili».
Michele Scagliarini, infine, spiega il senso dell'iniziativa: «Tantissimi cittadini si sono indignati per una situazione che ha avuto del paradossale. Ancora oggi non abbiamo capito perché il sindaco si sia dimesso, né per chi abbia ritirato quelle dimissioni. Non siamo qui per parlare - precisa - ma per raccogliere il grido di dolore della cittadinanza. Per noi è il momento del silenzio e dell'ascolto: poi valuteremo altre iniziative, proprio sulla base di quello che sentiamo in questi giorni sui social e, come è giusto, nelle piazze, tra la gente».
Galiano, dunque, resta al suo posto, ma le domande restano anch'esse sul tavolo. E, a giudicare dal clima della piazza, la prima risposta che la città attende non arriverà dalle parole, ma dai nomi della nuova giunta.
(interviste di Antonello Bovio)



