C'è un ragazzo che attraversa lo schermo con la semplicità di chi avrebbe potuto essere uno dei tanti adolescenti incontrati ogni giorno. Ha i jeans, ama il calcio, i videogiochi, gli amici e l'informatica. Ma dentro quella quotidianità c'è una dimensione più profonda, fatta di fede, attenzione agli altri e di una domanda che accompagna tutta la sua breve esistenza: come utilizzare ciò che si ha per fare del bene.
È questo il Carlo Acutis raccontato da Giacomo Campiotti nella fiction televisiva «Il mio nome è Carlo», andata in onda su Canale 5 la scorsa domenica. Una storia che non si limita a raccontare il santo, ma prova soprattutto a restituire il ragazzo: bambino, adolescente, figlio, amico, compagno di scuola. È proprio questa dimensione umana a rendere la vicenda di Carlo particolarmente vicina ai giovani. Acutis non viene raccontato come una figura distante, già definita dalla santità, ma come un ragazzo che cresce, sbaglia, riflette, si interroga e cerca di migliorarsi. Accanto alle passioni tipiche della sua età sviluppa molto presto una forte sensibilità religiosa. La fede diventa progressivamente il centro della sua vita. E proprio l'Eucaristia sarà al centro di uno dei progetti più importanti realizzati da Carlo: una raccolta sui Miracoli Eucaristici nel mondo, costruita utilizzando le competenze informatiche che aveva sviluppato da adolescente, tra questi anche Trani. La tecnologia, dunque, non rappresenta per lui una fuga dalla realtà. È uno strumento. Un mezzo da utilizzare senza diventarne schiavi. È questo uno dei messaggi che ancora oggi viene associato alla sua figura e che trova spazio anche nella testimonianza della madre, Antonia Salzano.
Nel 2006 arriva la leucemia. Una malattia fulminante che in pochi giorni interrompe la vita di Carlo, appena quindicenne. Muore il 12 ottobre 2006, lasciando dietro di sé una storia che negli anni avrebbe assunto una dimensione sempre più ampia. Nel 2018 viene dichiarato venerabile, nel 2020 beato e il 7 settembre 2025, a Roma, viene proclamato santo da Papa Leone XIV, insieme a Pier Giorgio Frassati.
Il suo corpo riposa ad Assisi, città che Carlo amava e che aveva scelto come luogo della propria sepoltura.
Anche Il Giornale di Trani, nei giorni che precedettero la celebrazione, raggiunse Assisi per raccontare da vicino il luogo nel quale riposano le spoglie di Carlo e raccogliere la testimonianza di una santità diventata, nel frattempo, patrimonio di una generazione. In un'intervista, un frate che ha conosciuto e seguito da vicino la vicenda di Carlo ha sintetizzato così il senso della sua testimonianza: «Siamo tutti chiamati alla santità, anche un ragazzo con le scarpe da ginnastica».
Ed è forse proprio qui che si trova la forza della storia di Carlo Acutis: nell'aver dimostrato che la santità non appartiene necessariamente a figure lontane dalla vita quotidiana, ma può nascere anche dentro una scuola, tra gli amici, davanti a un computer, su un campo di calcio. Può avere il volto di un adolescente, i jeans e le scarpe da ginnastica.
«Siamo tutti speciali», ripeteva, invitando a non diventare «fotocopie». Una frase che restituisce bene il senso della sua esperienza: non rinunciare alla propria identità, ma mettere capacità, passioni e tempo a disposizione degli altri.
Il legame con Trani si è poi rinnovato il 13 novembre 2022, quando nella chiesa del Miracolo Eucaristico di via Lagalante arrivò Antonia Salzano, la mamma di Carlo.
Una visita vissuta come un pellegrinaggio e un momento di preghiera. Antonia raccontò di aver sentito interiormente l'invito del figlio a raggiungere Trani e, durante l'incontro, parlò del profondo amore di Carlo per l'Eucaristia, quella che lui definiva la sua «autostrada per il Cielo».
https://www.miracolieucaristici.org/it/Liste/list.html
CInzia Montedoro
