Una riflessione sulla Trani di oggi, sulle sue assenze e su quelle opportunità che sembrano sempre più difficili da trovare. Ma raccontare ciò che manca significa anche provare a immaginare ciò che potrebbe tornare: una città più viva, capace di offrire spazi, cultura e occasioni, soprattutto ai giovani. Perché, anche quando il vuoto sembra prevalere, resta sempre la possibilità di ripartire. E con essa, la speranza.
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Sarà capitato a chiunque di passeggiare, una sera qualunque, per le vie più belle della città, ma se per Montale "è il vuoto a ogni gradino”, per i tranesi il vuoto c’è sempre. Ognuno lamenta la mancanza di attività sportive e culturali: dallo stadio ancora in bilico alla cultura sempre più latente.
Ai giovani non resta più nulla: solo vie desolate e un centro sempre meno acceso. Avremmo potuto avere tre cinema che, seppure fossero appartenuti al Comune della città, rimangono chiusi: del Cinema Impero, chiuso durante la pandemia nel 2020, del Super Cinema, inagibile a causa della presenza di amianto, e del Bellini, chiuso negli anni ’80, restano i ricordi di quando eravamo infanti. Se un ragazzo volesse mai vedere un film, anche per la prima volta, è costretto a spostarsi nelle città limitrofe, spesso incontrando difficoltà logistiche: infatti, le strutture ferroviarie non sempre fanno parlare di sé per efficienza.
Ma lo stesso desiderio viene spezzato anche agli anziani che, magari, non potranno più vedere l’ultimo film al cinema con la propria amata, come la prima volta.
Tutta questa tristezza è veicolata da un anelito nichilista che pare, tuttavia, disinteressare i cittadini, nonostante soffrano di questa mancanza. Si tratta di un fenomeno che colpisce persone che sempre più si sentono distanti da questa città. Secondo i dati Istat, per intenderci, si contano tra le 700 e le 800 persone, spesso laureate, che hanno lasciato la città negli anni recenti. È una delle province che più risente di questo fenomeno in tutta la Puglia che, secondo i rapporti Cgil e Cnel, ha perso circa 130.000 studenti laureati under 35 che hanno cercato, e probabilmente trovato, più fortuna sociale ed economica nel Centro-Nord della Penisola.
Tali lamentele provengono da almeno 1,5 persone su 3, vale a dire dalla metà della popolazione tranese (e non solo). I cittadini non chiedono di più, ma il minimo sindacale e, per garantire il benessere sociale, è necessario partire dalla cultura.
Grazia Corraro
