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Interrogazioni, consiglio rinviato a colpi di maggioranza. Tensione in aula

«Il rinvio consentirebbe di assicurare che le interrogazioni siano trattate in un quadro istituzionale definito, evitando una mera trattazione formale». Con questa motivazione un gruppo di consiglieri di maggioranza, di cui si è fatto portavoce Giovanni Di Leo, ha chiesto e ottenuto il rinvio a data da destinarsi del consiglio comunale di oggi, interamente dedicato alle interrogazioni e alle interpellanze. Dopo una raffica di interventi della minoranza, un parere rilasciato in aula dal segretario generale e una sosta servita per riunire i capigruppo, la maggioranza ha fatto valere i suoi numeri per decidere lo slittamento della seduta. Domani se ne terrà un'altra, questa volta a carattere ordinario, e si attendono le nuove mosse di maggioranza e minoranza.

LA QUESTIONE SOSPENSIVA

La richiesta, formulata come questione sospensiva ai sensi del regolamento del consiglio comunale e sottoscritta da Francesca Lestingi, Federica Cuna, Mariangela Ciandrone, Francesca Zitoli e dallo stesso Di Leo, prende le mosse dalle dimissioni che il sindaco, Marco Galiano, ha rassegnato lo scorso 25 settembre. Secondo i firmatari, le quattordici interrogazioni e interpellanze iscritte all'ordine del giorno sono state formulate in un quadro politico e istituzionale antecedente e ormai profondamente mutato: discuterle in questa fase, con il sindaco che ha tempo fino al 15 ottobre per un eventuale ripensamento, rischierebbe di non consentire un confronto pieno sugli indirizzi, sulle responsabilità e sugli intendimenti dell'amministrazione.

I consiglieri hanno comunque precisato che il rinvio non comporta alcuna rinuncia agli atti ispettivi, ma soltanto il loro differimento ad altra seduta, e che per alcune interrogazioni la risposta scritta è già stata trasmessa ai proponenti entro i trenta giorni previsti dal regolamento, mentre per le restanti sarà assicurata entro lo stesso termine.

LA RAFFICA DELLA MINORANZA

La prima a prendere la parola è stata Raffaella Merra, della lista Guarriello. «La deliberazione di rinvio dei lavori relativi a una seduta già notificata e calendarizzata - sostiene, rivolgendosi alla presidenza - non può essere deliberata a colpi di maggioranza». E poi l'avvertimento: «Se non faremo questo consiglio comunale usciremo sulla stampa, cammineremo per la città e racconteremo ai cittadini come si sono svolti veramente i fatti». Per il sindaco dimissionario, invece, parole di stima, prima della chiusura: «Bisogna tornare a casa, bisogna andare alle votazioni».

Per Fratelli d'Italia è intervenuto il consigliere Gelso. «La mancata condivisione all'interno di questa maggioranza è ormai sotto gli occhi di tutti - afferma - e si rafforza l'idea che non si sia mai creata una maggioranza politica, ma un insieme di numeri che ha portato a vincere le elezioni. Questo, però, non basta per governare». Secondo Gelso, «quando c'è una crisi politica le istituzioni devono funzionare, anzi devono funzionare meglio», mentre quella a cui si stava assistendo era «un'orribile pagina della storia politica tranese dal titolo: la censura».

Il più battagliero è stato il consigliere Marinaro, che ha rivolto una serie di domande al segretario generale: se la sospensiva potesse riguardare l'intera seduta o dovesse essere votata argomento per argomento, se fossero arrivate le risposte scritte alle sue interrogazioni e se il rinvio potesse configurare uno sperpero di denaro pubblico da segnalare alla Corte dei conti. «Ho presentato le mie interrogazioni il 5 e il 23 agosto - ricorda - e i trenta giorni sono abbondantemente passati. Voglio i protocolli delle risposte ricevute». E ancora: «Gli assessori sono qui, ci costano più o meno 60.000 euro al mese e non possono rispondere». Poi l'affondo sul verde pubblico: «Dal primo novembre 37 persone sono senza lavoro - denuncia - perché non ci sarà il servizio. Qualcuno ha fatto un atto per dire che il servizio continua o che c'è una gara dal primo gennaio? Siamo al 30 settembre. Oggi stiamo facendo uno scempio sui servizi fondamentali per la nostra città».

Roberto Gargiuolo, che ha potuto intervenire utilizzando il tempo residuo del collega di gruppo, ha lamentato di non poter discutere la sua interrogazione su piazza della Repubblica: «Oggi, come diceva il consigliere Marinaro, stiamo sprecando soldi - dichiara - e io mi vergogno di stare qua. La città è bene di tutti e noi vogliamo che risorga, ma solo se andate tutti quanti a casa: assessori, sindaco e anche voi».

Durissimo anche Antonio Loconte. «Mi associo alla vergogna del consigliere Gargiuolo - esordisce - perché avete fatto di tutto per imbavagliare quest'aula. Siete partiti da una pseudomediazione in una capigruppo e oggi venite con una pregiudiziale scritta che non avete neanche letto fra di voi, ma avete i numeri per imporla». E sulla giunta: «È in carica e gli stipendi li state percependo: mi spiegate il motivo per il quale l'assenza del sindaco dimissionario preclude le risposte ai quesiti?» Loconte si è poi augurato che il consiglio cada, prevedendo che, in quel caso, arriverà il commissario prefettizio.

Michele Centrone, di Trani Libera, ha avanzato una proposta provocatoria: «Visto che volete sospendere tutto fino alla conferma del sindaco - propone - da questo momento in poi gettoni di presenza e indennità di sindaco, vicesindaco, assessori e consiglieri non devono essere pagati a nessuno».

Pasquale De Toma, di Forza Italia, ha ripercorso le crisi del passato, dalla sfiducia a Carlo Avantario nel 2003 alle dimissioni di Giuseppe Tarantini nel 2006, quando - ricorda - si decise all'unisono di mettere fine all'amministrazione per non cedere ai ricatti di tre consiglieri. «Quello a cui stiamo assistendo non parte dal maggio 2026, ma dal dicembre 2014 - sostiene - e questa ne è la naturale prosecuzione». De Toma ha poi richiamato le dichiarazioni rilasciate da Galiano dopo le dimissioni: «Il sindaco ha fatto accuse precise, al limite del reato di concussione e di voto di scambio, al di là delle pressioni politiche sulle municipalizzate. Non dà la colpa all'amministrazione, ma ha detto chiaramente che è stato il Pd». Quindi la domanda: se la maggioranza è caduta sul dimensionamento scolastico, come potrà affrontare verde pubblico, parcheggi, illuminazione, bando degli Ncc e le attese del tessuto commerciale e industriale? «La città e i cittadini - conclude - non possono essere penalizzati per queste situazioni».

Dai banchi della minoranza è arrivato anche un altro attacco frontale: «Non sono le tre paginette lette dal consigliere Di Leo, la verità è una sola: alle interrogazioni non sapete rispondere. Quattro mesi di niente: questa amministrazione non doveva arrivare neanche a Natale e non è arrivata neanche ad Halloween».

Di tono diverso l'intervento della consigliera Uva, che ha allargato lo sguardo alla politica cittadina nel suo complesso: «Quello che manca a Trani nella politica è la libertà - osserva - la libertà di scegliere, di andare oltre, di osare, di realizzare. Ritorniamo sempre al gioco dei veti individuali, dei piccoli rancori e delle ambizioni personali che vengono scambiate per visione».

IL PARERE DEL SEGRETARIO

Chiamato in causa, il segretario generale ha fornito un'interpretazione letterale del regolamento, secondo la quale la questione sospensiva va riferita al singolo argomento e non all'intera seduta: «Il regolamento parla di argomento». Sulle risposte alle interrogazioni ha dichiarato di non avere elementi, poiché dipendono dai riscontri protocollati dagli uffici. Quanto all'ipotesi di danno erariale, «non tocca a me stabilire se una riunione infruttuosa del consiglio comunale determini o meno un danno - spiega - e io ritengo di no».

Il segretario ha però aggiunto un elemento che ha finito per pesare: il parere del ministero dell'Interno, richiamato proprio dalle opposizioni nella segnalazione inviata al prefetto, stabilisce che, una volta fissato l'ordine del giorno, il rinvio della trattazione dei punti è una decisione che compete al consiglio comunale. «Il parere l'avete richiamato voi», ha precisato, rimettendosi poi all'aula.

LO SCONTRO SUL VOTO

Il presidente del consiglio comunale, Fabrizio Ferrante, ha quindi messo in votazione il rinvio dell'intero ordine del giorno. In dichiarazione di voto Marinaro ha contestato la scelta, ritenendola diversa da quanto messo a verbale dal segretario, e ha legato la sospensiva al suo tema principale: «State chiedendo la sospensiva sul verde comunale, per non fare il servizio così come avete già votato - attacca - e quindi il nostro voto sarà chiaramente contrario».

La replica di Ferrante è stata altrettanto accesa: «Non può mettermi in bocca accuse che non ho mai detto - ribatte - e non può ogni volta dire che va al Tar o alla Procura della Repubblica. È una forma di ingerenza nell'attività della presidenza». Il presidente ha poi ricordato di aver convocato nei giorni scorsi la conferenza dei capigruppo «non perché dovessi imporre decisioni, come dice maldestramente qualcuno», ma in quanto organo consultivo della presidenza, e di aver mantenuto le sedute dopo aver verificato che il rinvio incontrava resistenze nel Tuel e nel regolamento, senza alcun blitz né prevaricazione. Poiché la conferenza dei capigruppo è anche l'organismo deputato all'interpretazione autentica del regolamento, Ferrante ha sospeso la seduta e riunito i capigruppo senza uscirne con alcun accordo. Alla ripresa, respinta a maggioranza una pregiudiziale di Marinaro, la maggioranza ha votato il rinvio approvandosi la sua proposta di partenza.

COSA ACCADE ADESSO

Domani l'aula tornerà a riunirsi, questa volta in seduta ordinaria, con all'ordine del giorno, fra l'altro, il dimensionamento scolastico. Sullo sfondo resta la scadenza del 15 ottobre: se Galiano non ritirerà le dimissioni, si aprirà la strada allo scioglimento del consiglio e al commissariamento. Nel frattempo, fra una sospensiva e un parere, le quattordici domande dei consiglieri restano senza risposta in aula, e i cittadini presenti sono tornati a casa con un nulla di fatto.


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