«Non si tratta di annullamento o revoca della seduta: semplicemente viene chiesto uno slittamento a quando il quadro istituzionale sarà più definito, ovviamente in un senso o nell'altro». Così il presidente del consiglio comunale, Fabrizio Ferrante, legge il rinvio della seduta dedicata alle interrogazioni. Il consiglio è stato fatto slittare ad altra data dopo quasi due ore di discussione, con l'approvazione della questione sospensiva presentata da cinque consiglieri di maggioranza. Al termine dei lavori Antonello Bovio ha raccolto le voci del presidente, della vicepresidente Francesca Zitoli del capogruppo di Fratelli d'Italia, Roberto Gargiuolo, e dell'ex candidato sindaco Giacomo Marinaro.
LA POSIZIONE DEL PRESIDENTE
Secondo Ferrante, la richiesta è stata motivata con un quadro istituzionale sostanzialmente incerto, ma anche con la natura stessa del confronto in aula. «La discussione in aula, alla fine, è con la giunta - spiega - quindi la risposta tecnica i consiglieri la ricevono dai dirigenti, mentre la risposta orale e la discussione si fanno in consiglio comunale». Quanto alle eccezioni sollevate da capigruppo e consiglieri durante la seduta, il presidente non ha dubbi: «Alla fine il consiglio comunale, soprattutto sulle questioni regolamentari e sulla conduzione dei lavori, decide ed è sovrano. Ha deciso di spostare questa discussione, tant'è che nella formulazione della sospensiva è già previsto che venga convocata una nuova seduta».
LE «LEGGENDE METROPOLITANE»
Ferrante ha poi voluto tornare sulla conferenza dei capigruppo che ha preceduto il consiglio e sulla segnalazione inviata dalle opposizioni al prefetto. «Vorrei sfatare alcune leggende metropolitane - afferma - perché addirittura si è fatto ricorso al prefetto senza che io facessi nessun atto. È sicuramente la prima volta che mi capita in vita mia, perché al prefetto si ricorre quando c'è un atto su cui ricorrere. Io non ho fatto nessuna modifica, nessuna revoca di convocazione: ho semplicemente fatto quello che mi dice il regolamento, sentendo la conferenza dei capigruppo, che è l'organo consultivo del presidente del consiglio».
Il presidente ha anche spiegato la ragione di quella convocazione. Il sindaco, Marco Galiano, aveva voluto che le sue dimissioni fossero notificate formalmente a tutti i consiglieri comunali, e non soltanto rese note in via informale o attraverso i media. «Siccome gli atti hanno un significato - osserva - ho colto in questa partecipazione una sorta di riflessione collettiva, che abbiamo fatto all'interno della capigruppo. Poi, però, le sedute non sono state assolutamente revocate e si sono svolte regolarmente». Lo stesso problema, ha aggiunto Ferrante, se lo stanno ponendo i presidenti delle commissioni consiliari, che sono autonomi.
ZITOLI E LA LINEA DELLA MAGGIORANZA
Francesca Zitoli, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra e fra i firmatari della sospensiva, rivendica la scelta come una decisione presa per tempo. «Avevamo preventivamente concordato di far slittare l'assise consiliare - spiega - dal momento che le dimissioni del sindaco Galiano hanno alterato lo stato del governo cittadino. L'amministrazione non poteva prendere impegni a lungo termine rispetto alle interrogazioni già formalizzate e calendarizzate, ma anche rispetto a quelle che sarebbero potute essere poste a fine seduta». Un tentativo di mediazione c'è stato, ma non è andato a buon fine: «Abbiamo cercato di trovare un'intesa con i capigruppo di opposizione - aggiunge - ma, laddove questa intesa non venga raggiunta all'unanimità, abbiamo mantenuto la linea condivisa all'interno della maggioranza».
E le recenti critiche di Avs all'amministrazione? «Un discorso è essere maggioranza e sostenere un sindaco e un'amministrazione, un altro è portare delle proposte che si inseriscono in un rapporto di fisiologica dialettica - puntualizza - che non vuol dire ripiegarsi, essere accondiscendenti o dire che tutto va bene. Significa anche fare autocritica, con pungoli e stimoli ulteriori, sempre con l'intento di migliorare l'azione politica e amministrativa. Questo ha sempre caratterizzato l'azione politica di Avs e sfido chiunque a dimostrare il contrario».
GARGIUOLO: «UNA CITTÀ FERMA»
Di segno opposto il giudizio di Roberto Gargiuolo. «È veramente vergognoso - attacca - perché dobbiamo pensare a una città che è ferma, che è in crisi. I paesi limitrofi vanno avanti benissimo e noi qua stiamo ancora a discutere delle dimissioni di un sindaco del quale non sappiamo che fine farà». Il capogruppo di Fratelli d'Italia ricorda di aver presentato personalmente tre interrogazioni, senza poter ottenere alcuna risposta: «Questa città, invece di andare avanti, va indietro».
Sulle dimissioni di Galiano, Gargiuolo si augura che il sindaco non torni sui suoi passi. «Spero in tutti i modi che vada avanti con la sua decisione e non le ritiri - auspica - perché è stato ricattato dalla sua maggioranza, lo ha dichiarato lui stesso. È una persona molto stabile, lo ha dimostrato in diversi momenti, e sono convinto che non dovrebbe tornare indietro».
MARINARO: «SIAMO VICINI A UNA DITTATURA»
Ancora più duro Giacomo Marinaro. «La maggioranza si è rifiutata di discutere di questioni molto importanti - accusa - nascondendosi dietro le dimissioni del sindaco. Ma le interrogazioni sono attuali e potevano tranquillamente rispondere: nessuno aveva chiesto impegni futuri, ma risposte adesso». Il primo esempio è quello del verde pubblico, oggetto di una sua interrogazione: «Il servizio del verde dal primo novembre è sospeso - ricorda - e al 30 settembre non ci sono atti che dicano altro. Ci sono atti che dicono che dal primo novembre i lavoratori rimarranno a casa».
Sulla votazione, Marinaro contesta sia il metodo sia i numeri. «L'articolo del regolamento parla per tre volte al singolare e loro hanno deciso che parla al plurale - sostiene - e questa non è interpretazione, è una violazione. Hanno deciso politicamente di imbavagliare le opposizioni, per tenere buoni gli animi e dimostrare al sindaco di essere compatti». Eppure, fa notare, la maggioranza ha votato una volta con 15 e una volta con 16 consiglieri: «Non hanno neanche i 17 per proseguire». Una votazione, a suo dire, contraria al regolamento e al Tuel, contro la quale l'opposizione annuncia battaglia. E sul sindaco: «Iniziamo a capire perché Galiano ha dato le dimissioni - osserva - e credo che debba riflettere davvero seriamente, perché tornare e governare senza democrazia non credo che sarà facile».
L'elenco delle questioni rimaste senza risposta, per Marinaro, è lungo: Ponte Lama, i lavori in via Andria, la villa comunale. E ancora una volta il costo della giunta, circa 60.000 euro al mese. «In comune possono venire, possono fare incontri, vedere le persone, fare tutto - denuncia -, ma in consiglio comunale non possono rispondere. Qui siamo oltre la politica, siamo veramente vicini a una dittatura».
Alla domanda provocatoria su cosa avrebbe fatto al posto di Ferrante, lui che è stato presidente del consiglio comunale per cinque anni, Marinaro non si sottrae. «Ognuno ha il suo carattere - risponde - e magari l'attuale presidente si attiene a un regolamento che interpreta di volta in volta. Io ho un modo più comunicativo, più di relazioni fra persone, e oggi sarei arrivato già con una soluzione condivisa, perché queste sceneggiate fanno male alla città, all'opposizione e alla maggioranza. La gente non distingue fra opposizione e maggioranza, vede il consiglio comunale, e oggi penso di aver fatto personalmente una brutta figura, perché non abbiamo dato risposte». Secondo Marinaro, nella capigruppo si sembrava vicini a un accordo per accorpare le discussioni, portandole da quattordici a sette, ma farle. «Poi siamo entrati in consiglio comunale - conclude - e si è deciso il contrario».
