Fra i 200 spettatori che hanno seguito online il consiglio comunale di questo pomeriggio c'era sicuramente Marco Galiano. Ci chiediamo cosa abbia pensato nell'osservare l'assemblea dal di fuori, piuttosto che dal suo scranno, come da quando è sindaco della città. È la domanda che non solo noi ma, supponiamo, tutta la città si sta ponendo in queste ore: a quali conclusioni è arrivato il primo cittadino assistendo a questa seduta e allo spettacolo, spesso indecoroso, che ha generato?
Era davvero questo che immaginava Marco Galiano accettando la candidatura a sindaco? Era davvero questo che pensava potesse accadere dopo essere stato eletto? Se abbiamo, per questo breve tempo, imparato a conoscerlo, è ragionevole ritenere che Galiano si sia messo in corsa per stemperare i toni di questa città, stimolare e favorire in generale un confronto anche animato, per carità, ma che alla fine producesse sintesi e risultati, anche fra maggioranza e minoranza. Ma perché questo accadesse era necessario, innanzitutto, che l'armonia regnasse nella sua maggioranza.
Se Marco Galiano ha rassegnato le dimissioni - che, ricordiamo, sono state da lui stesso definite «irrevocabili» - dopo soli tre mesi dal giuramento, allora è probabile che in cuor suo abbia prefigurato tutto quello che oggi è emerso nella sua spietata evidenza. Una maggioranza che ricorre all'ultimo appiglio di legge utile per rinviare una seduta di consiglio comunale già convocata. Una minoranza che grida apertamente - e anche troppo - al tradimento della città. Una riunione nelle segrete stanze che non è servita, se non ad accrescere le divisioni. E un finale scontato, tra musi lunghi e silenzi spesso imbarazzati.
Galiano avrebbe voluto una maggioranza armoniosa e unita sui progetti. Oggi se l'è ritrovata compatta solo per rinviare un consiglio comunale. Forse non è questo che il sindaco auspicava in cuor suo, accettando di candidarsi per amministrare questa città. E certamente non era il segnale che si aspettava, per cominciare a valutare un suo ripensamento.
Non sappiamo se Marco Galiano ritirerà o meno le dimissioni, ma il punto è un altro: come potrà, di punto in bianco, cambiare tutto questo? Come potrà un documento d'intesa, che sicuramente si sta provando a redigere per il futuro del mandato, invertire la rotta di una politica sempre più in discesa libera? Cosa davvero può cambiare in prospettiva?
Galiano ha cercato di abbracciare un progetto, illudendosi di cambiare in qualche modo il corso delle cose. I fatti lo hanno disilluso, ed è da qui che sembrano leggersi le sue dimissioni. È legittimo che ci ripensi, ma davvero poi cambierà tutto come per incanto, con un colpo di bacchetta magica?
Il problema è che oggi si sta scoprendo un vaso di Pandora che per undici anni Amedeo Bottaro, con incredibile scaltrezza politica, ha saputo tenere in qualche modo sigillato. Galiano tutto questo non ha potuto reggerlo se non per tre mesi. Troppo debole? Probabilmente sì, ma anche, ragionevolmente, realista per sperare in qualcosa che difficilmente arriverà.
La città aspetta Galiano, che nel frattempo aspetta Godot. Chi ha letto Beckett sa già come andrebbe a finire.
Nico Aurora

