Trentasette persone, sei progetti e un viaggio nato dal desiderio di trasformare la solidarietà in gesti concreti. È la missione in Kenya dell'associazione «Il Sogno di Angelica», arrivata in Africa con valigie cariche di medicinali, materiale scolastico, donazioni e manufatti, ma soprattutto con tante storie da custodire e trasformare in qualcosa che potesse continuare a vivere.
Un viaggio fatto di incontri, sorrisi e momenti di grande emozione, nel quale ogni intervento ha portato con sé un nome e una storia. Perché per «Il Sogno di Angelica» ricordare non significa soltanto guardare al passato: significa dare nuova vita alla memoria attraverso luoghi, progetti e opportunità per altre persone.
Il viaggio è cominciato da Trani, con la partenza verso Fiumicino e poi il volo per Mombasa. Dopo l'arrivo, altre tre ore di strada hanno condotto il gruppo fino a Watani. Un lungo percorso affrontato con le valigie piene delle donazioni raccolte dall'associazione. Ma non c'è stato praticamente tempo per fermarsi: già nel pomeriggio, il gruppo ha raggiunto la clinica sostenuta dall’associazione.
Ad accogliere i volontari sono stati il dottor Joseph e il suo staff. Qui è stato realizzato il primo progetto della missione: la sala travaglio dedicata alla memoria di Sergio Cosmai.
Una dedica che nasce anche dal rapporto con la figlia Rossella Cosmai, vicina da tempo all'associazione. Ma ciò che rende questa storia particolarmente intensa è il coinvolgimento delle donne della Casa di reclusione femminile di Trani. Dopo aver visto le immagini della clinica, le detenute hanno deciso di contribuire proprio alla riqualificazione della sala travaglio, apparsa loro spoglia e poco accogliente. Hanno recuperato vecchie tele, le hanno cucite, decolorate e trasformate in manufatti dipinti a mano, poi portati fino in Kenya e appesi nella stanza.
Così, quasi senza saperlo, storie lontanissime si sono incontrate.
Da una parte la memoria di Sergio Cosmai, la cui vita è stata spezzata da un agguato della 'ndrangheta. Dall'altra le donne della Casa di reclusione di Trani, che hanno scelto di mettere a disposizione il proprio lavoro per un luogo nel quale nasceranno nuove vite. È un intreccio che ha profondamente emozionato chi ha portato avanti il progetto: una storia di dolore che incontra una storia di riscatto, e dalla quale nasce un gesto di solidarietà.
La missione è poi proseguita nelle scuole.
In un asilo sono stati realizzati diversi interventi grazie al sostegno dei donatori: una classe che aveva ancora il pavimento in terra è stata sistemata, gli ambienti sono stati ritinteggiati, sono state realizzate lavagne a muro e acquistati dodici banchi. L'associazione ha inoltre portato materiale scolastico e ricevuto libri in lingua inglese destinati ai bambini. Ad accogliere il gruppo, una scuola preparata a festa. I bambini hanno regalato canti, balli ed esibizioni, trasformando l'accoglienza in una festa capace di raccontare la forza di una comunità che, nonostante le difficoltà, continua ad andare avanti.
Anche il giardino della scuola custodisce una storia. È stato dedicato a Rebecca Di Bisceglie, una giovane scomparsa prematuramente. La dedica è stata pensata come una sorpresa per la famiglia che sostiene l'associazione. Nel giardino è stato installato uno scivolo per i bambini e l'obiettivo è, in futuro, poter arricchire ulteriormente quello spazio con altri giochi. Sulla parete è comparso il nome «Rebecca's Garden». Ancora una volta, il ricordo ha trovato una forma concreta: il nome di Rebecca vive oggi in un luogo nel quale i bambini possono giocare.
Un'altra tappa ha portato “Il Sogno di Angelica” in una scuola secondaria, dove sono stati incontrati ragazzi che rischiavano di non poter proseguire gli studi a causa delle difficoltà economiche. Sei studenti sono stati sostenuti attraverso un progetto di adozione a distanza. L'idea è quella di creare un rapporto vero tra le famiglie italiane e quelle keniane, accompagnando i ragazzi nel loro percorso scolastico. Per facilitare la comunicazione sono stati consegnati anche alcuni telefoni cellulari.
L'obiettivo dell'associazione non è quello di pretendere di cambiare un intero Paese, ma di offrire una possibilità concreta a chi vuole studiare e costruirsi un futuro. Una persona alla volta, un ragazzo alla volta, attraverso l'istruzione e la speranza.
Anche in questa scuola sono state realizzate due dediche.
Il laboratorio di chimica è stato dedicato a Saverio Lomolino, mentre il campo da calcio è stato intitolato a Ilario Ferraro, giovane finanziere prematuramente scomparso. Durante la missione era presente la sorella Marta, rendendo quel momento ancora più significativo.
Due luoghi della vita quotidiana dei ragazzi diventano così anche luoghi della memoria.
Poi l'orfanotrofio, dove l'associazione ha trasformato una stanza in una sala studio. Pareti ritinteggiate, uno scaffale con i libri, sei nuovi banchi, materiale scolastico e un planisfero hanno dato forma a uno spazio pensato per permettere ai bambini di studiare e leggere in tranquillità. Anche alcuni salvadanai utilizzati a Trani per raccogliere fondi sono stati trasformati in portapenne e riutilizzati nella stanza.
La sala studio è stata dedicata alla parrocchia San Magno Vescovo e Martire di Trani, con la guida di don Dino Cimadomo. Una dedica pensata per mantenere vivo, anche a distanza, il legame con quei bambini e affidare idealmente quel luogo alla protezione della comunità.
E poi il pozzo.
Uno dei progetti più importanti della missione è stato dedicato a Cosimo D'Azzeo, un giovane morto prematuramente lontano dalla propria famiglia. La mamma, la sorella con il marito e la zia hanno partecipato alla missione e hanno potuto assistere alla realizzazione di un'opera destinata a portare il suo nome. La scelta ha un significato profondo: Cosimo viene ricordato per la sua bontà e il pozzo rappresenta qualcosa di essenziale, l'acqua, una risorsa indispensabile per la vita.
La realizzazione del pozzo ha incontrato diverse difficoltà. La pioggia ha rallentato i lavori, sono state trovate rocce nel terreno e alcuni strumenti si sono rotti. Poi, nell'ultimo giorno, finalmente l'acqua.
Acqua dolce e potabile.
Una risposta arrivata dopo giorni di attesa e difficoltà, trasformando il progetto in una risorsa concreta per la comunità. Nello stesso luogo è stato anche celebrato il battesimo di un bambino, accompagnato da don Dino.
È forse proprio qui che si ritrova il filo conduttore dell'intera missione.
Sergio, Rebecca, Saverio, Ilario, Cosimo.
Cinque nomi, cinque storie, cinque persone ricordate attraverso qualcosa che continuerà a essere vissuto da altri.
Una sala travaglio dove nasceranno bambini.
Un giardino dove potranno giocare.
Un laboratorio dove potranno studiare.
Un campo da calcio dove potranno correre.
Una sala dove potranno leggere.
Un pozzo dal quale potranno bere.
È questo il lavoro portato avanti da «Il Sogno di Angelica»: trasformare le donazioni in progetti, ma anche trasformare la memoria in futuro.
Dietro ogni intervento ci sono persone che hanno scelto di sostenere l'associazione, famiglie che hanno donato, volontari che hanno lavorato e comunità che hanno accolto. Un impegno che non cerca riconoscimenti personali, ma che punta a coinvolgere sempre più persone nella possibilità di offrire speranza.
Fondamentale è stato anche il contributo di Giorgia Todisco, che durante tutta la missione ha svolto il ruolo di interprete, permettendo al gruppo di comunicare con le comunità incontrate. Un lavoro prezioso, che ha contribuito a rendere più vicine persone separate da migliaia di chilometri.
Alla fine rimangono le immagini, gli abbracci, i canti dei bambini, le stanze rinnovate e l'acqua finalmente trovata.
Ma soprattutto rimangono i nomi.
Perché «Il Sogno di Angelica» ha scelto di portare in Kenya qualcosa che va oltre gli aiuti materiali: la possibilità che una persona continui a vivere nel ricordo attraverso un gesto capace di migliorare la vita di qualcun altro.
La memoria di Sergio diventa una sala dove nasceranno nuove vite.
Il nome di Rebecca diventa un giardino pieno di bambini.
Saverio vive in un laboratorio.
Ilario in un campo da calcio.
Cosimo nell'acqua che oggi può dare vita.
E così, attraverso il lavoro dell'associazione, il ricordo non rimane fermo nel passato.
Diventa presente. Diventa futuro. Diventa speranza.















