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Amet Trani perde anche il ramo vendita: autorizzata dal consiglio comunale l'asta del pacchetto clienti

Il consiglio comunale ha approvato con 16 voti favorevoli, 4 contrari e 13 assenti l'autorizzazione all'asta pubblica per la vendita del pacchetto clienti di Amet al migliore offerente, in vista della fine del mercato tutelato e dell'ingresso nel mercato libero.

Dal 10 gennaio 2024, dunque, Amet non venderà più energia elettrica e la sua intera utenza passerà con un altro fornitore, vincitore dell'asta, ovvero con altri operatori che di volta in volta l'utente potrà scegliere.

L'assemblea, ed in particolare la maggioranza, hanno dunque impresso la svolta storica, definendola ormai inevitabile alla luce degli scenari richiamati nella lunga relazione dal sindaco e degli interventi che di seguito riportiamo.

«Posso rimproverarmi soltanto di essere stato troppo lento nell'arrivare ad una decisione peraltro inevitabile come quella di questa sera». Così Il sindaco, Amedeo Bottaro, concludendo la redazione introduttiva all'autorizzazione all'asta del pacchetto clienti di Amet, destinata a non aderire al mercato libero ed a vendere la migliore offerente tutte le sue utenze entro il 10 gennaio 2024.

Bottaro ha spiegato che l'inevitabilità di tale passaggio sta nel fatto che «l'azienda per troppi lunghi anni si è ripiegata su se stessa, anziché porsi il problema di evolversi ed entrare nel mercato libero. Siamo poi arrivati noi, ma è arrivato anche un pesantissimo accertamento dell'Agenzia delle entrate che ha stroncato Amet energia, che pensavamo di rimettere in piedi proprio con la finalità di ingresso nel mercato libero. I fatti si riferiscono al biennio 2013/2014 e non accetto pertanto di finire sui manifesti di lutto di cattivo gusto. In fondo Amet non è soltanto questo e i finanziamenti che sta portando a casa dimostrano quanto sia florida negli altri rami di azienda».

«In ogni caso è una sconfitta per la città - ha commentato il capogruppo del Movimento 5 stelle Vito Branà. La mia attività politica iniziò proprio con una visita in Amet insieme con altri attivisti del movimento, e lì capimmo che l'azienda era veramente messa male. Purtroppo Amet è stata usata come un bancomat e come una banca che ha fatto credito a tutti permettendo a tanti, troppi, di non pagare. Oggi mi sento un cittadino tranese tradito».

Pasquale De Toma, capogruppo di Forza Italia, ha respinto al mittente l'idea che il centro-destra sia stato responsabile della decadenza di Amet e, soprattutto, della vendita del pacchetto clienti al mercato libero. Ci avevamo pensato in tempi non sospetti, già dal 2003, fondando Elgasud, che avrebbe dovuto proprio essere la società preposta a tale scopo. Avevamo persino il progetto del termovalorizzatore, attraverso il quale produrre corrente e venderla. Purtroppo è stata l'amministrazione in carica a non rendersi conto di quanto la situazione le stesse ormai sfuggendo di mano, e adesso chiude la stalla quando i buoi sono già tutti scappati».

Giovanni Di Leo, capogruppo della Lega, ha provato a guardare oltre lamentando «la perdurante assenza di un piano industriale che manca ormai da troppi anni. Nell'assenza di questo non ci sarà mai una certezza sul futuro dell'azienda, che rischia di perdere altri importanti asset depauperandosi sempre più. L'operazione di oggi potrebbe essere l'ennesima anticamera di un progressivo svuotamento di Amet: per evitarlo serve affidare i piani industriale ad una società veramente seria, competente ed in grado di analizzare sotto tutti gli aspetti lo scenario interno e quello esterno ad Amet».

Per il consigliere di maggioranza Antonio Loconte, «il vero male di Amet è all'interno di Amet: ci sono dirigenti e quadri aziendali che da tempo sarebbero dovuti essere cacciati, e questo invece non è avvenuto, anche a causa delle responsabilità politiche di Cda troppo deboli. Un Cda forte avrebbe dovuto cacciare chi non si è dimostrato capace, ed oggi noi votiamo a favore dell'asta pubblica purché in Amet la musica finalmente cambi».

«Se il sindaco ci avesse coinvolto prima in un ragionamento di maggioranza avremmo probabilmente potuto consigliarlo al meglio su tante questioni - ha detto Beppe Corrado - che oggi siamo chiamati semplicemente a ratificare. Ho una certa memoria storica per dire che i problemi di Amet vengono effettivamente da lontano e che molti dei mali sono nell'azienda e nei suoi quadri: basti pensare che Amet continua ad avere un ufficio legale che non rilascia neanche un parere e consente, senza colpo ferire, che venga licenziato un ipotedente senza un'apparente giusta causa. Sono certo del fatto che il core business di Amet sarà la distribuzione e sarebbe importante che questo avvenga davvero, considerando quanto malandata fosse la rete comprata da Enel nel 2000, per 30 miliardi delle vecchie lire pagati addirittura in contanti».

«Le responsabilità di quello che accade oggi vanno ricercate da tutte le parti politiche e non soltanto dalla nostra - ha detto il capogruppo di Fratelli d'Italia Andrea Ferri -. Amet si è mostrata debole perché l'amministrazione comunale stessa è stata debole con Amet, non controllando quello che avveniva in azienda e nominando consigli di amministrazione di volta in volta sempre più deludenti anche a dispetto di alcune figure venute da fuori e che avrebbero dovuto risolvere i problemi. Ciliegina sulla torta, oggi chiudiamo il settore commerciale ed in azienda ancora non si sa come ricollocare il personale in esubero».

«Mi sarei aspettato che qualcuno fosse arrivato in quest'aula con una proposta alternativa rispetto a quella del sindaco - ha detto Tommaso Laurora -, ma in realtà c'è poco da proporre di diverso rispetto a un quadro ormai ben chiaro. Amet per tanti, troppi anni è stata utilizzata come una vacca da mungere e questi sono gli inevitabili risultati. È opportuno adesso concentrarci su quello che resta, per evitare ulteriori emorragie di servizi ed in particolare la battaglia dobbiamo farla sui parcheggi a pagamento, che sono una fonte di reddito e non possono essere ceduti all'esterno: sicuramente Amet potrà essere in grado di continuare a gestirli. Spiace che il centro-destra abbia inteso pubblicare un manifesto demagogico e fuorviante, lasciando intendere che sia morta l'azienda, che invece ha solo perso un servizio, quello della pubblica illuminazione».

«Quello che facciamo stasera è evidentemente inevitabile - ha detto il presidente del consiglio Giacomo Marinaro, concludendo la serie degli interventi -. La perdita è pesante, ma non per questo dobbiamo piangerci addosso, e sbaglia di grosso e chi crede che stiamo chiudendo Amet. Al contrario, da oggi stesso dobbiamo rilanciarla e già l'abbiamo fatto con i finanziamenti portati a casa su distribuzione e trasporto pubblico locale. Tanti hanno sbagliato, anche e soprattutto nell'azienda, ma oggi era arrivato il momento di decidere ed è il momento di rialzare la testa e ripartire con più determinazione di prima».

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