Classe 1928, Ugo porta avanti instancabilmente il suo impegno di testimone delle leggi razziali, promulgate nel 1938, quando aveva solo dieci anni e stava per maturare il sogno di iscriversi alle scuole medie.
E tale rimase, un sogno, poiché’ da un momento all’altro, sua madre gli comunicò che, in quanto ebreo, non sarebbe potuto tornare tra i banchi di scuola.
“Il bambino che non poteva andare a scuola” ed i suoi quattro fratelli, insieme a tutti gli altri ebrei in Italia, non potevano praticare sport, lavorare negli uffici pubblici, avere una radio in casa, farsi aiutare da una tata di “razza ariana” e neppure avere un animale domestico in casa, come negazione di qualunque forma di affettività e calore.
La testimonianza di Ugo e di sua figlia Marina nelle scuole di tutta Italia vuole lanciare un messaggio chiaro e distinto, affinché ciò che è stato non accada mai più.
Auguri di cuore, carissimo Ugo, che la Sua forza possa essere esempio e sprone per tutti i giovani, affinché si impegnino in percorsi valoriali e di reale altruismo, in controtendenza con quanto tristemente ci mostrano le immagini di questi giorni.
