È la classica mostra in cui nulla è come sembra. Basti pensare al fatto che, entrando, l'occhio si dirige subito a sinistra su due paia consumate di scarpe - le sue -, per una installazione dal titolo «Capolinea»: ebbene, se un'esposizione artistica si apre con un'opera che ne annuncia la fine, siamo subito in presenza del certo che diventa incerto.
Ne è autore Dario Agrimi, l'artista che con «Mea culpa» è tornato ad esporre nella sua città natale, Trani, nell'ambito della stagione artistica del Palazzo delle arti Beltrani e nel cuore di un programma culturale del Comune di Trani che ha voluto porre il suo concittadino in una posizione di massimo risalto anche grazie al supporto della Regione Puglia e del Comune di Andria, dove a breve Agrimi tornerà ad esporre per il festival Castel dei mondi.
Occupando molte delle «cento stanze» del palazzo nobiliare, Agrimi rappresenta una realtà sfuggente che cerca di fermare con soggetti in realtà oltremodo animati. Nella prima sezione appaiono quadri realizzati con quelle matite rosse e blu (ma c'è anche il celeste) con cui si darebbero i voti agli alunni e che invece, qui, accendono di tensione figure umane ed animali: come per esempio quel gatto che sembra ricordare l'iperattivo Lucifer Sam di Syd Barrett, da lui cantato all'origine dell'epopea dei Pink Floyd.
Quando la tricromia lascia il campo ai colori, si entra in una dimensione di apparente, maggiore stabilità, cui si accostano teste scolpite su ceramica e le sempre più famose sculture umane iperrealiste (silicone, resina e materiali vari) che hanno reso Agrimi celebre in tutto il mondo.
Infatti, nei saloni più ampi si ritrovano Sofisma e Golem, già presentate ad Andria nel 2022 e 2023, insieme con le quali Agrimi propone l'inedita «Passato.Presente. Futuro», una donna inginocchiata su un cartone con in mano un bicchiere. Una questuante che accende una severa riflessione sulla disparità della condizione umana: una forbice così divaricata da non mostrarci neanche il volto della clochard che si prostra ad un mondo che sembra ignorarla, compresi gli spettatori che difficilmente si inginocchiano per osservarla da più vicino, quasi come vogliano evitarla.
Tra le sorprese dell'esposizione, anche le sagome contrapposte (olio su tavola) di una Greta Thunberg di grandi dimensioni che sembra rimproverare un Nino D'Angelo in miniatura: il neoambientale opposto al neomelodico.
Infine «Domino», video installazione di un prolungato sbadiglio dell'artista mentre mira fisso il pubblico: «Lo sbadiglio ci è comune ed è contagioso - dice Agrimi -: se voi sbadigliaste vedendomi, vuol dire che l'ho deciso io, creando un effetto domino in tutti i sensi».
Per cogliere questi e tanti altri aspetti del surrealismo di Agrimi, la struttura museale ne ospiterà la mostra fino al 31 agosto, non escludendo probabili prolungamenti.





























