La Corte Costituzionale ha dichiarato l'incostituzionalità della norma della Regione Puglia che imponeva ai sindaci di dimettersi con notevole anticipo rispetto alle elezioni per potersi candidare a Presidente o Consigliere Regionale. La legge pugliese, soprannominata "anti-sindaci", prevedeva che i primi cittadini interessati a una candidatura regionale dovessero rassegnare le dimissioni ben 180 giorni prima della fine della legislatura.
Secondo la Consulta, tale disciplina è stata giudicata "irragionevole e sproporzionata, e lesiva del diritto di elettorato passivo, in violazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione".
Nelle motivazioni della sentenza, la Corte ha sottolineato come la sproporzione derivi, in primo luogo, dalla "notevole anticipazione del termine stabilito dal legislatore regionale rispetto al giorno fissato per la presentazione delle candidature", evidenziando che altre normative regionali prevedono termini "molto più contenuti". Un ulteriore elemento di sproporzione risiede nel fatto che la norma pugliese si applicava "indistintamente a tutti i sindaci", mentre altre leggi regionali limitano l'ineleggibilità ai sindaci di comuni con popolazione superiore a determinate soglie.
La decisione della Corte Costituzionale è stata accolta con soddisfazione dal Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha dichiarato: "Apprendo con soddisfazione della dichiarazione di incostituzionalità della legge regionale inopinatamente votata in consiglio regionale da una maggioranza trasversale, che aveva reso ingiustamente difficoltosa la candidatura dei sindaci pugliesi. Avevo per questo deciso di non costituire la Regione Puglia nel giudizio davanti alla Corte, proprio perché condividevo l’impugnazione del Governo. Tutto è bene quel che finisce bene”.
