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Minori violenti, il vescovo di Trani: «C'è sempre un'altra strada, di impegno e relazioni sane»

La celebrazione della Santa Messa presso il carcere di Trani, presieduta dall'arcivescovo monsignor Leonardo D’Ascenzo, si conferma un appuntamento centrale della domenica di Pasqua. Dopo la solennità della veglia notturna, il presule ha scelto di rivolgere il primo annuncio della Risurrezione proprio a chi vive la restrizione della libertà, sottolineando il valore profondo di questa consuetudine.

Secondo l'arcivescovo, «la notizia della vita nuova portata da Gesù risorto assume un significato ancora più rilevante nei luoghi in cui si fatica a esprimere appieno la propria esistenza. Celebrare la Pasqua in un contesto di sofferenza e isolamento permette di testimoniare come la speranza possa fiorire anche nelle situazioni più complesse della storia umana».

Monsignor D’Ascenzo ha inoltre affrontato il tema delicato del disagio giovanile, con un riferimento alle crescenti criticità che interessano gli istituti penitenziari minorili e ai recenti fatti di cronaca che hanno scosso l'opinione pubblica, come il caso di Brescia. Pur riconoscendo la gravità di certi episodi, il pastore della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie ha tenuto a precisare che «la realtà adolescenziale non coincide interamente con queste problematiche, ricordando l'esistenza di moltissimi giovani che guardano al futuro con serietà e impegno».

L'appello del presule si è rivolto innanzitutto al mondo degli adulti. È «necessario - ha affermato monsignor D’Ascenzo - che la società sappia offrire maggiore vicinanza e accompagnamento alle nuove generazioni, investendo tempo ed energie nel dialogo».

Ai ragazzi che rischiano di restare affascinati da modelli distorti o di intraprendere strade sbagliate, l'arcivescovo ha ricordato che «la vera realizzazione personale non si trova nell'emulazione del reato, ma nel rispetto e nella costruzione di relazioni sane».

L'augurio per questa festività è dunque quello di riscoprire il valore dell'accoglienza e della condivisione, affinché nessuno - specialmente chi sta attraversando momenti di smarrimento - possa sciupare la propria vita in percorsi privi di un reale traguardo. «Il Signore ci dona una vita nuova», ha concluso monsignor D’Ascenzo, auspicando che ogni persona possa tornare a viverla in pienezza e gioia.


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