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Calcio storico, 5 aprile 1964: Trani-Pescara 2-1, cuore e vento spingono la capolista

Custode appassionato e rigoroso della memoria calcistica tranese, Carlo Del Negro si fa interprete di un patrimonio sportivo che vive nei ricordi, nei nomi e nelle gesta di un calcio d’altri tempi. Attraverso la sua opera di ricostruzione puntuale e partecipata, egli restituisce voce e dignità a stagioni, protagonisti ed emozioni che hanno segnato la storia del Trani, consegnandole alle nuove generazioni con rispetto e autentica passione.

Sotto un cielo sereno e sferzato dalla tramontana, il Trani accoglie il Pescara in una sfida che si preannuncia combattuta e ricca di spunti agonistici.

Accadde oggi: 5 aprile 1964

Campionato 1963/1964 Serie C
TRANI-PESCARA 2-1
Arbitro: Sergio Gonella di Torino
Reti: 1’ p.t. Conio (autorete), 36’ p.t. Arfuso, 44’ p.t. Zucchinali
Note: cielo sereno con vento di tramontana; terreno in buone condizioni; spettatori settemila circa; calci d’angolo 6-0 in favore del Trani.
TRANI: Lamia Caputo, Gerli, Pappalettera; Ferrante, D’Elia, Bazzarini; Arfuso, Bitetto, Franzo’, Guardavaccaro, Cosmano
All. Vincenzo Marsico
PESCARA: Di Censo, Magni, Borca; Misano, Pieri, Fabris; Capuano, Conio, Minto, Tobia, Zucchinali
All. Ostavo Mincarelli

Didascalie: Il portiere Di Censo osserva immobile il bolide di Pappalettera infilarsi in rete alla sua sinistra 
                  Franzo’ in tuffo conclude a rete ma Di Censo para a terra 
                  La rete di Arfuso (alle sue spalle Cosmano)

Il Trani viaggia con il vento in poppa (è proprio il caso di dirlo) verso la Serie B. 
Con il vento di tramontana alle spalle, il Trani parte a razzo ed al 1’ di gioco un poderoso tiro di Pappalettera, che aveva raccolto al volo una corta respinta della difesa abruzzese, finisce in rete, forse con una leggera deviazione del difensore Conio, e porta immediatamente in vantaggio il Trani capolista, che a sette giornate dalla fine del campionato non può commettere passi falsi. Il Trani, grazie al vantaggio acquisito, gioca sul velluto e sfodera una manovra fluida che porta ripetutamente gli attaccanti tranesi a sfiorare il raddoppio, il quale giunge al 36’ grazie all’intuito di Arfuso, che si inserisce in un retropassaggio di Magni in appoggio al proprio portiere e batte Di Censo in uscita.

La pratica Pescara sembra archiviata, ma allo scadere del primo tempo, siamo al 44’, un malinteso tra Ferrante, D’Elia e Lamia Caputo rischia di mandare all’aria il piano ben predisposto dal trainer tranese Vincenzo Marsico. Ferrante ostacola l’intervento di Lamia Caputo in uscita, che aveva chiamato “palla”; Lamia Caputo non trattiene ed il pallone, come in una carambola, finisce prima sul petto di D’Elia e poi sulla testa di Zucchinali, quindi in rete. Una rete da “Mai dire gol” in piena regola. 2-1 e fine del primo tempo. Nella ripresa ci si preoccupa di tenere lontano dall’area di rigore tranese Zucchinali e compagni con una folta cerniera di centrocampo.

Al 22’ una rapida incursione in area abruzzese, con Cosmano, Arfuso e Franzò mette quest’ultimo, a pochi metri dalla porta, in condizioni di battere a rete, ma l’intervento falloso in extremis di Pieri ne impedisce la conclusione. Fischio dell’arbitro Sergio Gonella, che non sto qui a raccontarvi la carriera che ne seguirà, il quale accorda una inspiegabile punizione indiretta, all’interno dell’area di rigore, in una situazione che, a termine di regolamento, sarebbe stato calcio di rigore. L’esito infruttuoso di questo episodio convince il Trani a fare buon viso a cattivo gioco limitandosi ad una tattica accorta ed attendista mettendovi più testa che gambe, più concentrazione che slancio agonistico, perché il gioco valeva molto più della candela.


A cura di Carlo Del Negro