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«A testa alta», Nitti e Ranucci al Moro su legalità e libertà di stampa

«Dobbiamo continuare sulla stessa strada». Con queste parole il procuratore capo di Trani Renato Nitti ha sintetizzato, davanti a oltre duecento studenti riuniti nell'auditorium dell'istituto Aldo Moro, lo stato della lotta alla criminalità organizzata e non solo nel territorio pugliese. Al suo fianco, Sigfrido Ranucci, il giornalista di Report da anni sotto scorta e vittima di un attentato nell'ottobre 2025: insieme, i due hanno tenuto una lezione magistrale sulla legalità e sulla libertà di stampa, all'indomani della Giornata mondiale della libertà di stampa indetta dall'Unesco.
Come ha sottolineato in apertura il preside, Roberto Diana, «i ragazzi devono sapere che i nostri valori, i valori che sono la nostra Costituzione, sono i valori che poi dovranno orientare il loro futuro e le loro scelte. A proposito di scelta, la giornata di oggi è la scelta giusta».
«STA ACCADENDO QUELLO CHE TEMEVAMO»
Il procuratore Nitti ha tracciato un quadro della situazione della criminalità nel territorio, a partire dalla presenza delle mafie: «Si sono succeduti una serie di fatti che soprattutto sul versante della presenza delle mafie indicano che l'allarme che avevamo da tempo levato era fondato. Ci sono una serie anche di segnali di reazione a quello che sta avvenendo. Dunque dobbiamo continuare sulla stessa strada».
Il magistrato ha poi ricordato il percorso compiuto nella conoscenza del fenomeno mafioso locale: «Io lo vado dicendo da anni. Non avevamo inizialmente nessuna esatta conoscenza delle mafie nel territorio. Adesso cominciamo ad avere un quadro decisamente più chiaro».
Il problema, però, non si esaurisce nella criminalità organizzata: «Questo è soltanto il fronte della criminalità organizzata di stampo mafioso. Questo invece è un territorio che è percorso da una serie di altre spinte. Abbiamo una criminalità predatoria che è impressionante e poi ci sono i fronti della criminalità economica, della criminalità della pubblica amministrazione che è particolarmente significativa».
« LA PASSIONE NON LA FERMI CON LE BOMBE»
Ranucci, nell'ottobre 2025 vittima di un attentato e da anni sotto scorta, ha tenuto a precisare come quell'episodio non abbia in alcun modo modificato il lavoro della sua squadra. «Come ha detto Milena Gabanelli - ha ricordato - la passione non la fermi con le bombe, quindi non ha cambiato nulla di un centimetro dal nostro modo di fare giornalismo».
In un periodo segnato dalla sfiducia nei confronti dei mezzi di informazione tradizionali, dalla proliferazione delle notizie false e dall'avanzata dell'intelligenza artificiale, il giornalista di Report ha richiamato il valore dell'informazione libera: «Cerco solo di portare la mia esperienza ai ragazzi, far capire quanto sia importante la libertà di informazione, dare degli strumenti per informarsi correttamente, perché questo è un mondo dove l'informazione ha un ruolo importantissimo. E quindi io, se potessi, metterei lo studio del giornalismo, la pratica dell'utilizzo dei media in tutte le scuole, perché condizionano troppo oggi la nostra democrazia e lo condizioneranno ancora di più in futuro».

(foto Telesveva)