Le parole sono importanti e forse i pensieri lo sono ancora di più. Cosa ci sarà il 12 e il 13 giugno? Un referendum. Lo sanno più o meno tutti e più o meno nessuno sa bene su quali argomenti saremo chiamati ad esprimere il nostro parere.
Acqua, nucleare, legittimo impedimento, sembra che i 2000 e rotti anni di crescita del pensiero umano siano limitati a parole chiave. La maggior parte della gente ha rifiutato il "contatto" con la videocamera, c'è chi ha allontanato l'intervistatore in malo modo e chi senza vergogna ha detto la propria.
L'informazione a livello nazionale è scarsa, i dibattiti a livello locale anche. Ne è stato annunciato uno da un gruppo politico e nulla più per il momento, qualcuno ha scritto la propria scelta sui cartelloni pubblicitari obbligatori per legge, i manifesti sono ancora pochi se non rari.
Basta ottenere l'abrogazione o meno per sentirsi liberi da quello che "impongono" i legiferatori? Cosa significa sensibilizzare l'opinione pubblica su certe tematiche? C'è chi, con alle spalle un bagaglio culturale scarso di nozioni sociopolitiche ha risposto alle domande in maniera semplice. Altri invece, viaggiando sulla pista ciclabile a velocità moderata hanno prima detto che ci sarà il tempo di documentarsi e fare le proprie scelte e poi hanno chiesto di "evitare" le riprese.
Ci sarà davvero così tanto tempo? Intanto le occasioni per diventare cittadini attivi sfuggono, l'onore di avere un proprio pensiero ben organizzato (favorevole o contrario che sia) su quello che ci propinano, anche.
d.d.
