Ieri sera non c'è stata una partecipazione massiccia all'incontro organizzato dai ragazzi de La Fabbrica di Nichi che hanno invitato al dibattito l'oncologo Dino Leonetti e Rossella Miracapillo dell'associazione Consumatori per parlare del referendum del prossimo fine settimana.
Si, per ogni quesito. Questo è il pensiero della Fabbrica di Nichi, "si" per i due quesiti sull'acqua, "si" per il legittimo impedimento, "si" per il quesito sul nucleare.
Perchè così poca partecipazione agli incontri? Forse i referendum sono poco chiari? O c'è poca informazione? Rossella Miracapillo non ha dubbi: «In questa occasione siamo di fronte ad una anomalia rispetto agli ultimi referendum, non c'è alcun tipo di informazione sui quesiti, non c'è stata una comunicazione tale da indurre i cittadini alla partecipazione attiva in questi forum, ma sono convinta che alle urne di gente ce ne sarà».
Il referendum tra le altre cose in Italia è abrogativo, il verbo abrogare è sinonimo di abolire, per questo per dirsi favorevoli al taglio di alcuni pezzi di legge bisogna votare "si" mentre se si è contrari a questi "tagli di legge" bisognerebbe votare "no". La paura però è che la gente abbia un pensiero politico sul referendum, che pensi di contrastare l'opinione del partito di un'altra frangia politica e non pensi al referendum come strumento di democrazia e di scelta e dovere civile.
«Sull'acqua non dovrebbero esserci dubbi di alcun tipo - ha detto Rossella Miracapillo - su entrambi i quesiti. Non lasciatevi ingannare dal gioco ambiguo delle parole, tra privatizzazione e liberalizzazione. Si può fare concorrenza su un monopolio della natura?» continua.
Poi interviene Dino Leonetti che con un semplice esempio cerca di annullare ogni dubbio: «A capo dell'agenzia per la sicurezza voi mettereste un ingegnere nucleare o un medico? Io mi fiderei più di un ingegnere come Rubbia che dice che il nucleare è un errore più che di Veronesi che rispetto come scienziato e medico ma non come ignegnere nucleare».
Poi ancora Leonetti sulle centrali a biomasse, delle quali si parla ultimamente per la nostra provincia, l'oncologo si dice contrario perchè comunque queste centrali che «disorientano per il nome ma che di bio hanno poco» rilascerebbero fumi inquinanti per la nostra "vocazione" che è quella agricola.
Tutti però sono convinti di una cosa: questa volta il quorum lo si raggiungerà.
