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Referendum «rompischemi»

Più della metà degli italiani ha detto “si” e nessuno può obiettare questo dato. Stiamo parlando dell’abrogazione dei quattro quesiti referendari messi nell’urna nei giorni 12 e 13 giugno. Referendum popolare sulla gestione dei servizi pubblici locali (e non erroneamente, solo dell’acqua), sulla tariffa del servizio idrico, sull’energia elettrica nucleare e sul legittimo impedimento. Oltre le parole, quelli che restano sono i numeri.

Ha votato in media quasi il 55% degli italiani, più precisamente il 54,81% per i servizi pubblici locali, il 54,82% per la tariffa del servizio idrico, il 54,79% per l’energia elettrica nucleare e il 54,78% per il legittimo impedimento. Perché dati così diversi? Ognuno era nella facoltà di richiedere le singole schede (ad esempio solo quella sulla tariffa del servizio idrico e sul nucleare) seguendo la propria identità politica. Tutto questo nella speranza di non far raggiungere il quorum per il singolo quesito. Il quorum però è stato raggiunto per tutti i quesiti e il “Si” ha vinto in maniera schiacciante. A livello nazionale solo sul nucleare il “Si” non ha toccato i 95 punti percentuali fermandosi a 94,05% contro il 5,95% dei “No”. Sempre sotto il 95% ma a metà strada si sono fermati i punti percentuali dei “Si” sul quesito del legittimo impedimento dove hanno raggiunto il 94,62% contro i 5,38% dei “No”.

A Trani ha votato quasi il 57% degli elettori e la vittoria del “Si” è stata ancor più schiacciante che a livello nazionale. Un referendum popolare che, nella visione globale del popolo non ancora rassegnato (quello che crede che queste votazioni siano servite a nulla) è il nuovo punto di rinascita dell’Italia. E un po’ lo stanno capendo i partiti. Partiamo dal nazionale dove se è vero che la Lega si è fidata dell’astensione berlusconiana per poi lamentarsi delle “sberle” e che i pidiellini non si siano presentati alle urne, allora la leadership nazionale sarebbe davvero messa in discussione (anche perché bisogna capire se la Lega ha ancora bisogno di appoggiare qualcuno che in sostanza non accetta o vuole iniziare a correre da sola).

Oggi a bocce ferme e con i dati in mano, tutti credono opportuno doversi accaparrare la tematica toccata dai quesiti, perché è fondamentale per la crescita della democrazia. Una bella trovata di marketing politico. E a livello locale? Levata di voci prima all’unisono e poi in solitaria da parte dei vari partiti di centrosinistra che si stanno impegnando per arrogarsi la proprietà su quanti più “Si” possibili. Molte delle attività pro referendum e molte delle attività di sensibilizzazione però le hanno fatte i ragazzi dei comitati, delle associazioni, dei “luoghi” non istituzionalizzati. Nessun partito ha usufruito dei luoghi messi a disposizione dall’amministrazione (facciamo riferimento al Monastero) per incontri e riunioni e pochi sono stati i manifesti a firma dei partiti sui cartelloni installati in piazza della Repubblica (rovinando sempre di più la pavimentazione) e in giro per Trani.  

Oggi si leggono angoscianti battaglie verbali sui social network tra i giovani stessi. Da un lato quelli che inizialmente volevano cambiare il proprio partito ma ormai sono impregnati dei pensieri dei “vecchi” dello stesso partito, dall’altro chi vorrebbe cambiare il sistema dei partiti ma non si avvicina a quel mondo per tentare l’impresa. E nel centrodestra l’aria è ancora più torbida, dove le mezze frasi e le mezze dichiarazioni tra chi sceglie di schierarsi e chi aspetta indicazioni dall’alto mettendo nel cassetto la propria volontà, si fondono con un polo giovanile sempre più frammentato. Se da un lato c’è chi si è staccato dal Pdl ma sempre nell’area del centrodestra rimane attendendo nuove alleanze, dall’altro ci sono i due gruppi “forti” che a loro volta hanno altre diramazioni. Chi predica la destra sociale e non si schiera con il sociale, chi vuole costruire una nuova destra operando nella stessa maniera della vecchia destra (quella attuale); tutti però sono convinti che sotto le ali della chiocchia Pdl bisogna restare senza il coraggio di affrontare un percorso fedele al proprio pensiero.

Il referendum è davvero la fotografia di un possibile scenario per il prossimo anno? Ben 25.935.362 di italiani hanno votato si per i servizi pubblici locali, 26.130.656 per la tariffa del servizio idrico, 25.643.645 per l’energia elettrica nucleare, 25.736.271  per il legittimo impedimento. A Trani invece i numeri sono stati rispettivamente: 22.381, 22.500, 22.232, 22076, molto più omogenei i risultati ma rispettano pienamente il trend nazionale.

Donato De Ceglie

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