Il centrodestra tranese indica gli amministratori Amet dal 2003 e pertanto sentire l’attuale Presidente dichiarare di avere riportato perdite per 1.100.000,00 avendo ereditato la situazione dal 2010, significa ammettere che le precedenti gestioni siano state del tutto fallimentari.
Ma le perplessità sorgono a proposito del progetto industriale, o pseudo tale, che come cardine sembra avere la cessione di quote della Stp.
La Società pare possa avere in questo momento una prospettiva positiva atteso che il nuovo assetto societario, rideterminato in base al trasferimento di azioni dalla Provincia di Bari a quella della Bat, ha determinato una redistribuzione di quote societarie.
Trani poterebbe farla da padrone in un contesto in cui la maggiore partecipazione azionaria sarebbe riconducibile al Comune di Trani direttamente od indirettamente( attraverso l’Amet appunto).
I rami, reputati secchi dal Presidente Amet, come mai sarebbero ritenuti invece fioriti da parte della Provincia di Bari, indicata come potenziale acquirente di queste quote?
C’è un atto di indirizzo da parte del Sindaco (in qualità di socio unico) per la cessione? Ed il Sindaco, a sua volta, non dovrebbe essere autorizzato dal Consiglio Comunale per effettuare tale scelta?
Possibile che il management Amet, dopo aver viaggiato per l’Italia forse alla ricerca di partnership, non riesca a pensare di fare cassa se non attraverso la dismissione delle sue partecipazioni?
Occorre parlare subito di controllo analogo, bilancio consolidato e veri progetti industriali, altrimenti sarà la fine per l’Amet. In questi anni abbiamo sentito tante volte parlare di investimenti sicuri, di strategie industriali concrete , ma Trani è rimasta solo con un pugno di mosche in mano e nuovi debiti da pagare
È la parte politica che ha gestito l’Amet fino ad oggi il vero ramo secco da tagliare.
Fabrizio Ferrante - Capogruppo Pd
