Un bilancio in perdita, «procurata da altri», al quale bisogna porre rimedio tagliando i rami secchi. Amet si lecca le ferite di un rendiconto 2010 che fa registrare un disavanzo di 1 milione e 100mila euro.
La somma appare enorme e ha fatto dire a più d’uno, nel consiglio comunale del giorno precedente, che l’azienda sarebbe sull’orlo del fallimento. Non la pensa allo stesso modo il presidente del Cda, Ninni De Toma, precisando anche tempi e modi del disavanzo registrato alla fine dell’esercizio 2010. «La premessa – spiega - è che questo Cda si è insediato alla fine di luglio 2010 e ha iniziato ad operare soltanto a settembre. Quindi il nostro raggio d’azione nell’anno passato è stato di soli tre mesi ed è evidente, pertanto, che le perdite vengono da gestioni precedenti alle quali adesso stiamo ponendo rimedio».
Come? De Toma illustra: «Abbiamo riorganizzato, innanzi tutto, il settore degli acquisti e degli appalti, dove vi erano perdite importanti. L’azienda era ferita e, quindi, abbiamo messo i punti di sutura revocando la gara sui parcometri, stoppando la pratica dell’acquisto di una nuova sede aziendale e abbandonando il progetto del conferimento delle utenze in Elgasud. Nel frattempo avevamo rivisto la postalizzazione delle bollette e la manutenzione degli automezzi, con un risparmio totale di 350mila euro».
Ma le perdite maggiori sono derivate, secondo la ricostruzione del presidente, «dal trasporto pubblico locale, dalla gestione della darsena, dai costi tuttora sostenuti per l’acquisto delle reti ex Enel e da operazioni sostanzialmente improduttive come la partecipazione al consorzio Pugliatech, che ci è costato 2 milioni di euro senza, di fatto, alcun ritorno».
Dal punto di vista immobiliare, scongiurato l’acquisto dei capannoni di via Papa Giovanni, Amet si ritrova anche con la proprietà del palazzo di vetro di via Montegrappa: «Non ci interessa – taglia corto De Toma -, anche perché non siamo immobiliaristi. Lo venderemo con avviso pubblico, contando di ricavare circa 2 milioni di euro».
Ma la rinuncia più importante, a conferma di quanto anticipato in consiglio comunale nel giorno precedente da Mario Troysi, è che Amet si preparerebbe ad uscire da Stp. I trasporti provinciali, quindi, dopo oltre trentacinque anni se ne andrebbero da Trani per sempre, nonostante la Stp abbia chiuso in utile e, adesso, con l’entrata in scena della Bat, la maggioranza del pacchetto azionario sarebbe proprio in mano all’Amet. De Toma spiega: «Il bilancio è stato approvato in nostra assenza per un mero disguido: non hanno avuto neanche il buon senso di aspettarci. In ogni caso noi non abbiamo nominato alcun advisor, ma è la Provincia di Bari che lo ha nominato perché vuole acquisire le nostre quote. Su questa base possiamo ragionare perché anche la partecipazione in Stp non dà utili all’Amet, a prescindere del fatto che saremmo noi i maggiori azionisti. La nostra partecipazione oggi vale 1milione e 900mila euro, ma vogliamo vendere a 3. In ogni caso sarà necessario che su questa materia si esprima il consiglio comunale».
Fra le notizie positive, dallo scorso 28 giugno Amet è iscritta ufficialmente al mercato libero, regime di vendita che adesso si potrà applicare anche su Trani. «E credo allora – pronostica De Toma - che, su questa strada, riporteremo l’azienda in utile, nonostante oggi si sia chiuso il bilancio in perdita. Nelle prospettive, oltre la corrente, anche la vendita del gas al mercato libero e la possibilità di acquistare Elgasud: «Da confluire noi da loro, li assorbiremmo – fa notare De Toma . Sarebbe un’opportunità per allargare i nostri confini di vendita. Quest’anno, intanto, puntiamo ad impianti fotovoltaici sugli immobili comunali ed a realizzarne uno su un nostro suolo in contrada Monachelle. In questo scenario complessivo, contiamo anche di accrescere il numero dei dipendenti, attualmente circa ottanta».
Resta il rebus della sede? In piazza Plebiscito è previsto il teatro e quella sede, per l’azienda, non sarebbe più a norma: «Ma non sono idonee né via Montegrappa, né il mercato ortofrutticolo – pone in rilievo il presidente -. Amet andrà via di qua se il Comune ce lo chiederà. Ma se la proprietà findiaria è del Comune, la sede è di proprietà dell’Amet, e mandarci via costerà almeno 4 milioni. Se così sarà, faremo un avviso pubblico per una sede da non più di mille metri quadrati, perché realizzeremo magazzino ed Ufficio tecnico sulla nostra proprietà di contrada Monachelle e, quindi, per gli uffici ci basta molto meno».
Intanto, proprio mentre andiamo in stampa, è partito a titolo sperimentale, per dieci giorni, il servizio dei parcheggi a pagamento. “Per questo primo periodo gli ausiliari non faranno multe – anticipa il presidente, Ninni De Toma -, ma il servizio parte perché ormai tutto è pronto e gli automobilisti devono abituarsi quanto prima”.
I grattini saranno disponibili presso gli ausiliari del traffico e, dalla prossima settimana, presso gli esercenti che vorranno convenzionarsi con Amet, a cominciare da bar e tabaccai. Gli abbonamenti si faranno presso la sede aziendale. Gli ausiliari in servizio saranno al momento cinque: lavoreranno cinque ore al giorno. A regime sarebbero quindici.