“In questi ultimi giorni tutte le volte che si è parlato del futuro dell’ospedale di Trani sono state erroneamente usate due parole: “chiusura” e “decisione”. Io oggi invece voglio parlare di evoluzione e di proposta. Voglio concentrare la mia e la vostra attenzione sul concetto di opportunità, quella di pensare, programmare e progettare adesso un nuovo modello e un nuovo luogo di salute e non di sanità”.
Giovanni Gorgoni, Direttore Generale Asl Bt, insieme con Antonio Sanguedolce, Direttore Sanitario e Bernardo Capozzolo, Direttore Amministrativo, incontra oggi nella sala San Luigi a Trani i cittadini e i capigruppo dei partiti politici di sinistra. “Questo è uno spazio di confronto e di discussione – dice Gorgoni – oggi dobbiamo pensare un modello di assistenza in grado di produrre salute e rispondere a quell’80 per cento di domanda che si definisce territoriale e non ospedaliera. Quello che proponiamo è un luogo di cura integrato la cui organizzazione vogliamo condividere con la comunità, le amministrazioni comunali e i rappresentanti del terzo settore. Abbiamo in mente un luogo in grado di offrire servizi, dare spazio agli apparati comunali di assistenza sociale e che possa essere anche uno spazio di aggregazione.
Le aree rappresentate saranno quelle delle strutture residenziali, della continuità assistenziale con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, delle strutture semiresidenziali, dell’accoglienza amministrativa, delle attività socio-sanitarie e delle prestazioni specialistiche. Saranno inoltre presenti i servizi dedicati all’emergenza-urgenza”.
“Se le comunità locali avranno il coraggio di lanciarsi nella definizione e nella organizzazione di un modello assistenziale moderno, creeremo tavoli di lavoro operativi per definire le idee e dettagliare i contenuti. Le attività sarebbero gradualmente trasferite, la continuità assistenziale per i cittadini di Trani sarebbe sempre garantita”.
“La proposta che facciamo oggi ha il senso di scongiurare il rischio assai concreto di subire ridimensionamenti imposti da una situazione di crisi che è regionale e nazionale. Dobbiamo pensare ora una ridistribuzione dei posti letto, modelli di assistenza sanitaria territoriale che poi dovranno essere applicati anche in tutti gli altri comuni della provincia. Ovunque i servizi sono dispersi sul territorio: è necessario creare degli spazi unici che possano e debbano essere un punto di riferimento per i cittadini utenti”.
“Quando mi sono insediato ho parlato di de-ospedalizzazione, di medicina territoriale, di produzione di salute e non di sanità, di riorganizzazione dei modelli di assistenza: quello che stiamo proponendo è in linea con gli intenti dichiarati, è il primo passo di una fase progettuale a cui dedicheremo attenzione e costanza”.
