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Ospedale di Trani. Gli interventi dei consiglieri comunali

Ferrante. L’assenza della Regione oggi è una palese mancanza di rispetto nei confronti di Trani. Al direttore generale diamo atto della presenza, ma come mai solo la Asl Bt deve adeguarsi ai parametri? Perché altre Asl non lo fanno e nulla lì si chiude?  Ribadisco: a Trani neanche un posto letto va toccato fino a quando non avremo un nuovo ospedale rispondente ai bisogni della comunità.
Cafffarella. Coraggio culturale Trani ne ha avuto fin troppo. E sacrifici se ne sono fatti in quest’ospedale. La cura dimagrante di quest’ospedale è stata bella forte, e la chiusura di ostetricia nel 2004 ne è la più evidente testimonianza. Ma già da allora vi era un’evidente sperequazione fra popolazione e servizi ospedalieri. E la presenza degli istituti di pena, della caserma e di altre realtà importanti sconsiglierebbero soluzioni restrittive contro un presidio in cui hanno lavorato anche veri e propri luminari della medicina.
Maiullari. Non si può accettare che Trani sia l’unico capoluogo di provincia senza ospedale. Rivendichiamo rispetto e consideriamo questo piano iniquo ed inaccettabile. Certo, paghiamo l’assenza di rappresentanti istituzionali in Regione, ma questo non c’entra nulla con i bisogni della comunità.
Briguglio. Il direttore generale, però, ci deve spiegare perché i trasferimenti devono avvenire da Trani verso Bisceglie e non viceversa. Noi abbiamo tutti i requisiti e meritiamo 178 posti letto, non 79. Quello è il calcolo corretto e per quello ci dobbiamo battere.
Triminì. Non si può razionalizzare la spesa chiudendo ospedali, ma operando una dura lotta alla corruzione interna alla sanità. Pensiamo agli appalti, alle forniture, alle posizioni di privilegio: è lì che dobbiamo intervenire, non negando servizi ai cittadini.
Troysi. I mali dell’ospedale di Trani vengono dal piano di riordino del 2002, quando il binomio Fitto-Morlacco assicurò che l’ospedale di Trani non si stava chiudendo, nonostante ci fossero grosse perdite. Oggi ci sentiamo dire le stesse cose, ma quali sono i dati? Perché non si parla delle consulenze? Mancano i soldi? Certo, ma mancano anche per l’edilizia sanitaria. Allora, non toccate nulla fino a quando non ci sarà l’ospedale unico.
Marinaro. Il vero problema è politico: siamo orfani di rappresentanza nelle sedi che contano. Don Angelo Pastore si starà rivoltando nella tomba. Abbiamo provato a lottare con le nostre forze, ma il comitato pro ospedale, guidato dal sindaco, è svanito nel nulla. Poi abbiamo votato, sì, ma non i nostri concittadini. Ed oggi gli eletti vengono qui a dirci quello per cui non si batteranno mai. Io chiederei solo al direttore generale di visitare attentamente gli ospedali di Trani e Bisceglie e comparare le due strutture. Poi ne trarrà le oggettive conclusioni. E si chieda anche perché oggi non ci sono rappresentanti istituzionali biscegliesi presenti.
Gagliardi R. Ormai è chiaro che il problema è politico, e le critiche indirizzate al governatore Vendola da parte dei suoi stessi consiglieri di maggioranza ce lo dimostra. Sono d’accordo con le dichiarazioni rese dal presidente Ventola e aggiungo che la proposta del direttore generale si può anche realizzare, ma sempre rispettando il principio della contemporaneità.
Corrado. Saremmo dovuti andare via, perché è da condannare l’assenza di un presidente della Regione che neanche si è degnato di rispondere ad un invito della città di Trani. Fitto, almeno, ha avuto il coraggio di venire qui e confrontarsi: certo, ha chiuso ostetricia e questo non glielo perdoneremo mai, ma almeno qui è stato. Noi a questo piano di riordino non ci stiamo: non va premiata Biscegli e non deve essere neanche premiata Trani, ma dobbiamo solo rispettare le rispettive comunità.  
Riserbato. Come oggi ci siamo riuniti in ospedale, il prossimo consiglio comunale lo faccia anche nelle scuole, per difenderle dagli sciagurati accorpamenti che sempre la Regione ha già, di fatto, approvato. Ed anche la scelta di indossare il camice bianco mi pare felice: questa non è scenografia carnascialesca, ma un segnale forte di appartenenza a qualcosa che stiamo fortemente difendendo. E lancio la proposta di una task force di avvocati amministrati visti che studi a fondo l’argomento e, eventualmente, ci aiuti nell’impugnare provvedimenti oggettivamente sbilanciati e penalizzanti verso la nostra comunità. Vogliamo un ospedale civile in una città civile.
De Toma. Il direttore generale sta cercando, arrampicandosi sugli specchi, di difendere da tecnico decisioni politiche già prese ad onta di una città dalla grande storia e dal presente importante. Trani merita un ospedale altrettanto importante, non ridimensionamenti e/o chiusure.
De Laurentis. Oggi ci si sta rimpallando responsabilità, ma chiediamoci se con queste concentrazioni siamo in grado di garantire un modello di sanità efficace ed efficiente. Due ospedali nella Bat ci garantirebbero? E, intanto, l’offerta sanitaria di Bisceglie quali requisiti ha? E’ migliore di quella di Trani? Bisceglie non ha bagni in tutte le camere, ha stanze più piccole, non ha la rianimazione. Allora, è questa la sanità migliore che vogliamo? Dobbiamo metterci le medaglie sul petto o dobbiamo rendere servizi?
Laurora F. La storia certa è che Bisceglie, e non da oggi, ha sempre provato a scippare l’ospedale a Trani. L’ospedale di Trani è stato venduto dieci anni fa sotto l’egida di Fitto, e già allora si intravedeva la longa manus di Bisceglie. A Barletta si sono occupate le stazioni, a Trani mai nulla. Il pronto soccorso è fermo non perché è fallita l’impresa esecutrice, ma perché si è rescisso il contratto. Non riprenderne più i lavori è la fotografia della volontà di chiudere l’ospedale, e questa è la verità. E quelle di oggi sono lacrime di coccodrillo.
Di Gregorio. Finalmente Trani si è svegliata, e questo è il dato positivo. Ma il dato oggettivo è che tutto nasce da Roma, da politiche sanitarie ed economiche sciagurate che si ripercuotono fino qui. Il dottor Gorgoni l’ha detto, ma ha fatto riferimento a questo governo senza citare, per esempio, Tremonti. Il problema è politico: c’è chi ha più peso e chi ne ha meno,. Noi ne abbiamo poco, ma non posso accettare che si difenda la prima repubblica. Ci siamo anche noi e sappiamo difenderci anche noi. Prendiamo per buona la versione della “bozza” di cui ci ha parlato il direttore generale e la posizione del sindaco. L’ospedale di Trani non può chiudere per ragioni tecniche e di buon senso.  



 

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