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Trani, non lasciarli soli

(n.a.) Non doveva succedere, ma è successo. Nelle ore in cui ancora si respirava l’acre odore del fumo, Trani è stata pervasa da un’ondata di messaggi di sdegno da una parte e solidarietà dall’altra. Ma le parole, se per un verso rinfrancano il morale, per l’altro non risollevano le sorti finanziare di chi, all’improvviso, si trova senza mezzi di lavoro e con un buco di 150mila euro.

I fatti sono noti. Una settimana fa, nella tarda serata di un venerdì 17 questa volta davvero disgraziato, qualcuno ha scavalcato i muri della sede degli Operatori emergenza radio e ne ha incendiato tutti i mezzi di soccorso: due ambulanze, un’auto ed una moto medica, un carrello per il soccorso con unità cinofile. Ci sono le immagini interne e forse torneranno utili alla Procura di Trani, che ha aperto un’inchiesta condotta dai Carabinieri.

Ma resta il danno incalcolabile, sia patrimoniale, sia morale. È paradossale che gli Oer, istituzionalmente definiti “ente morale”, adesso il morale ce l’abbiano sotto i tacchi.

Loro, a Trani da venticinque anni, hanno sempre portato avanti con passione e serietà la loro opera di volontariato che, però, la città ha sempre inteso ed utilizzato come autentico servizio pubblico.

Di storie da raccontare ce ne sarebbero tante, ma basta restringere il tutto a due fatti incontestabili. In primo luogo, quando ancora il 118 non esisteva, gli Oer c’erano e ne facevano le future veci. Telefonare al 500.660 era come chiamare, oggi, il 118. Dall’altra parte c’era quasi sempre una voce amica che ci rispondeva e che, da lì  poco, avrebbe mandato da noi un mezzo per risolvere il nostro problema.

In secondo luogo, diretta conseguenza della prima constatazione, gli Oer hanno salvato anche vite umane senza peraltro sbandierarlo, perché il volontariato è missione silenziosa ed operosa senza appuntarsi medaglie sul petto.

Basterebbero questi due aspetti storici per rappresentare oggettivamente il debito di riconoscenza che Trani ha nei confronti degli Oer. Ma come possiamo, peraltro, dimenticare tutte le manifestazioni in cui questi volontari del soccorso sono sempre intervenuti assicurando la regolarità e conformità alle leggi della pubblica sicurezza delle stesse? Quante volte li abbiamo visti, in un angolo, silenziosamente al loro posto per prevenire emergenze che, per fortuna, raramente si sono verificate?

Il mese scorso Trani è insorta per difendere l’ospedale, ma qualcuno ha sempre storto il muso per alcune prestazioni dello stesso. Sugli Oer crediamo che nessuno possa dire nulla: il loro servizio è sempre stato ineccepibile.

Adesso, quindi, è il momento di mettere da parte le  parole di circostanza e sostenere concretamente gli Oer, la cui straordinaria importanza, purtroppo, emerge proprio nel momento dlela dolorosa privazione del loro servizio. Alcune iniziative sono in atto, molto altro serve. Questo è un momento in cui la città può riscattarsi uscendo dall’apatia e manifestando compattezza, orgoglio e spirito di appartenenza: non lasciamo soli gli Oer.

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