Un imperdonabile nostro errore tecnico ha fatto scomparire, al momento dell’impaginazione finale pre-stampa dell’ultimo giornale, la pagina 5 che riportava i contenuti del consiglio comunale monotematico sull’ospedale. Ce ne scusiamo con i Lettori riparando al danno e, ovviamente, aggiornando il quadro con gli ulteriori sviluppi, che ci sono stati, e che almeno confermano la bontà dell’intuizione del titolo: «Partita aperta». Infatti, dopo la conferenza dei sindaci, tutto sembra tornare in gioco, quantunque da quel momento non siano più registrate altre concrete novità.
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«Che cosa hanno deciso?». È questa la domanda più ricorrente che ancora oggi la gente ci pone, dopo il consiglio comunale dello scorso 29 gennaio. Un interrogativo apparentemente banale, ma in realtà fortemente significativo del divario fra i tempi della politica e le attese dei cittadini. «Non hanno deciso ancora nulla -, è la nostra risposta ma almeno è servito ad alzare un po’ la voce e fare vedere che anche Trani esiste».
Molti obiettano che questa levata di scudi sia strumentale alle elezioni amministrative e non ad un reale interesse verso un presidio che, poi, al momento dell’occorrenza, molti preferirebbero evitare a beneficio di strutture che ritengono più qualificate.
Tuttavia, sia per le trovate scenografiche, sia per la rilevanza mediatica che ha avuto, sia per la partecipazione popolare in ogni caso più che apprezzabile, sarebbe ingeneroso affermare che questo consiglio comunale non sia servito a nulla.
La città spesso si divide su tutto, ma forse in questo caso ha dato un segnale d’altri tempi nella direzione della difesa comune a prescindere degli steccati. In questo senso vogliamo leggere la scelta da parti di (quasi tutti) di indossare camici bianchi, quasi come se l’ospedale sia davvero di tutti e tutti lo sentano sulla loro pelle”.
Il presidente del consiglio comunale, Giuseppe Di Marzio, ha introdotto la seduta ricordando che “è già agli atti della Regione una delibera del consiglio comunale sulla quale non abbiamo avuto alcuna risposta. Nel frattempo ci troviamo in presenza di decisioni estremamente penalizzanti che ridurrebbero il nostro a poco più che un ambulatorio. Noi, invece, chiediamo che nulla sa toccato fino a quando non si apre un ospedale unico ubicato nell’area più confacente ai comuni interessati”.
Molti i rappresentanti istituzionali presenti, ma l’assenza del governatore Vendola non è passata inosservata, alla pari con i deputati ed amministratori biscegliesi. Ma le critiche le ha ricevute soltanto il presidente della regione, accusato di avere mancato di rispetto alla città per non avere neanche risposto con un “no” all’invito.
C’era, invece, il direttore generale, Giovanni Gorgoni, che ha chiarito che «quella che io ho proposto è una bozza di lavoro, non una decisione già assunta. E tale bozza è sottoposta alla cabina di regia, così che dire che tutto è già deciso è prematuro e persino scorretto. Peraltro, il nuovo patto per la salute che il nuovo governo ha proposto alle regioni contiene proposte persino più dirompenti, in primo luogo le chiusure coattive, quelle più laceranti per la popolazione: chiuderanno tutti gli ospedali con meno di 120 posti letto, ed in Italia ce ne sono 220. Per questo dobbiamo muoverci anticipando le chiusure ed organizzando soluzioni alternative condivise e funzionali. La proposta per Trani è non di chiudere l’ospedale, ma di convertirlo e rivitalizzarlo. La casa della salute è da intendere come una grossa opportunità di riconversione, quindi non una chiusura, ma una riapertura in una nuova veste. E poi, sempre su Trani, possiamo fare partire subito i day service, vale a dire interventi chirurgici fatti non più in regime di ricovero, ma in veste più leggera. Altra ipotesi, quantunque più remota, è la medicina di famiglia e la possibilità di tornare a nascere con modalità territoriali. Ma si tratta di cambiamenti che richiedono un coraggio culturale elevatissimo. Peraltro l’alternativa è la chiusura drastica, e quella sì che sarebbe inaccettabile».
La delibera approvata all’unanimità rivendica la pari dignità di Trani con gli altri presidi e avanza una proposta: considerare i due plessi di Trani e Bisceglie come un’unica realtà ospedaliera, con il blocco chirurgico a Trani e quello medico a Bisceglie. E mantenendo a Trani i soli reparti chirurgici resterebbe anche lo spazio per creare ugualmente la casa della salute. Mentre la sede più idonea per il nuovo ospedale resta quella all’incrocio fra Trani, Andria, Corato e Bisceglie. Proposta approvata all’unanimità con 35 sì e 6 assenti. E nel frattempo, Tarantini ha chiesto ed ottenuto la convocazione di una nuova conferenza dei sindaci con gli amministratori ed i consiglieri regionali pugliesi presenti.
La conferenza si è tenuta mentre il giornale andava in stampa. Tarantini, sintetizzandone i contenuti, riferisce che «abbiamo stabilito, con l'accordo anche del Direttore generale, di riscrivere il Piano attuativo locale sia per le vicende ospedaliere locali, sia per quelle territoriali, chiedendo alla Regione l'aumento del numero dei posti letto con le stesse proporzioni utilizzate nelle altre province. È così passata la nostra posizione, in linea con il documento approvato all'unanimità nel consiglio straordinario del 29 gennaio. Adesso attendiamo di conoscere la posizione della Regione, che dovrà tenere conto del parere della Conferenza dei sindaci, e che anche questa volta non era presente all'incontro, con il suo assessore, per motivi legati all'emergenza meteorologica».
Tutto sommato, non sarebbe corretto affermare che non sia deciso proprio nulla. Adesso, però, siamo in attesa delle prossime, importanti date.