Fahrenheit 451. L’amministrazione comunale di Trani si appresterebbe a compiere, stando a quanto riportato dalla stampa, un vero e proprio atto delittuoso, culturalmente parlando, al pari di quello ordito da Hitler e che diede il titolo al famoso film “Fahrenheit 451” del 1966 diretto da François Truffaut, tratto dall'omonimo romanzo fantascientifico-distopico di Ray Bradbury. Distruggere i volumi in eccesso della biblioteca ”Bovio”(alienarli, seconda ipotesi riportata dalla stampa, non sarebbe da meno) è un’ assurdità al pari dell’ incarico che sarebbe stato dato a un dipendente di individuare una commissione di esperti che valuti l’importanza o meno dei testi da sacrificare(sic!). Un esperto di libri, se veramente tale, non ne consentirà mai la distruzione. Nemmeno di uno solo.
Non ho remore a ribadire che se la notizia risultasse veritiera si potrebbe parlare, in ambito culturale, di un vero e proprio delitto. E per di più premeditato. Si tratterebbe di oscurantismo culturale. Lo storiografo e gloria cittadina Giovanni Beltrani non a caso sosteneva che compito di ogni persona colta è invece quello di conquidere la cultura e dedicarla alla propria terra. E ancora: le biblioteche sono la chiave di volta della cultura. Per inciso, riportando il pensiero di illustri personalità della cultura mondiale, non è assolutamente vero che le vie telematiche soppianteranno i libri. Sono solo gli ingenui giovanotti urbani rampanti a credere questo.
Distruggere, se pure in parte, una biblioteca equivale ad abbattere il fondamento del sapere. Si legga, per rendersene conto, il grido di dolore dell’allora arcivescovo di Canterbury quando le truppe alleate bombardarono l’abbazia di Monte Cassino.
L’unico e forte rimedio all’angoscia che mi coglie di fronte al pericolo di una drastica riduzione quantitativa e qualitativa del patrimonio bibliografico della Biblioteca Bovio, sembra essere la fiducia nella impossibilità di interrompere la comune catena di "pietas" dello scritto, che sorregge e sostanzia da millenni le fondamenta stesse della nostra comune cultura: una fiducia che deve essere diffusa e trasmessa in modo che, per dirla con Jacques Le Goff, "la memoria collettiva serva alla liberazione e non all’asservimento degli uomini".
Ma, mi domandavo un paio di anni fa, quando qualche sprovveduto fece dire al sindaco che le poche centinaia di libri, diventati poi cinquemila, rimasti a palazzo Vischi erano di scarsa consultazione, che fine avrebbero fatto quei volumi che fanno parte della "memoria scritta"? Ecco che oggi si parla di distruzione o di alienazione.
Ovvero la decisione più impensabile che dimostra incultura nei confronti dei processi di registrazione, di trasmissione, di conservazione della nostra "memoria scritta". “Se educhi una persona educhi una nazione intera”. “Un popolo che non conserva la propria memoria è un popolo senza futuro”. “Nessun veliero equivale a un libro per trasportare in terre lontane”(Emily Dickinson).
E infine ricordo quando il dott. Benedetto Ronchi, il mio Maestro, checché ne pensi qualcuno, volle che nella sala dei cataloghi campeggiasse la seguente massima: La biblioteca pubblica è aperta a tutti perché appartiene a tutti. E non a qualche amministratore di passaggio. Di massime ne potrei riportare ancora tante. Ma smuoverebbero qualche coscienza?
Dott. Mario Schiralli, storico, giornalista,
per 36 anni impiegato della Biblioteca, di cui 22 da Direttore.
