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Padre Saverio Paolillo dell'arcidiocesi di Trani: "Ritrovate la speranza. Valorizzate la vostra vita"

Riceviamo e pubblichiamo da parte di Padre Saverio Paolillo, missionario comboniano, questa lettera:

In questi giorni se ne è andato un altro ragazzo. “È volato in Cielo”, diceva la gente, come se Dio lo avesse voluto con sé. Ma non è stato Dio a prenderselo, è stata la polizia che ce lo ha portato via con inaudita violenza. Sono sicuro che Dio voleva che stesse con noi ancora per un bel pezzo.

Il suo nome era Andrew, ma tutti lo chiamavano Dudu. Aveva 14 anni. Era titolare di un sorriso che contagiava. Tutti lo ricordano come un bravo ragazzo. La sera del 28 febbraio ha chiesto un passaggio ad un cugino che era alla guida di una macchina. Voleva andare a trovare la zia. L´auto, purtroppo, era rubata, ma lui non lo sapeva. Ad occuparla, oltre a Dudu e all´autista, c´erano altri quattro ragazzi, tutti minorenni. Mentre tornavano, furono intercettati dalla polizia. Cominciò un inseguimento che terminò nel loro quartiere, non molto lontano dalla loro casa. La polizia aprì il fuoco contro la macchina ferma. Tutti i ragazzi si diedero alla fuga per paura di essere uccisi. Dudu preferì non correre. Decise di arrendersi. Non aveva motivi per scappare. Era un ragazzo tranquillo che non aveva mai fatto male a nessuno. Aprì lo sportello della macchina, scese lentamente e si inginocchiò con le mani in testa. Fu colpito a bruciapelo da vari colpi di pistola sparati dalla polizia. Chiese di non morire, ma non ci fu verso. Fu colpito ancora una volta e morì sul posto. La gente, accorsa in massa, per vedere quello che stava accadendo, vide tutta la scena. La nonna di Dudu cercò di correre all´incontro del nipote per proteggerlo, ma fu impedita dalla polizia a colpi di proiettili di gomma. Per Dudu non c´era più niente da fare. Nonostante fosse già morto, alcuni poliziotti lo caricarono nella macchina rubata e lo portarono all´ospedale. Fu una corsa inutile. In realtà la polizia non era preoccupata di salvare la vita di Dudu, ma di contaminare la scena del delitto.

La gente del quartiere si inferocì. Mentre la polizia catturava i ragazzi che erano scappati, cominciarono gli scontri. Due autobus furono incendiati. Furono innalzate barricate. Arrivarono le truppe anti sommosse che dispersero i manifestanti con proiettili di gomma e gas lacrimogeni.

Per due giorni il quartiere rimase in stato di assedio. Il commercio e le scuole non funzionarono fino al momento del funerale. Centinaia di persone, soprattutto bambini e adolescenti, seguirono il feretro fino al cimitero. La madre cercò di leggere una lettera di addio, ma svenne.

Il giorno dopo, per alimentare le polemiche, su una pagina di Facebook utilizzata da poliziotti, apparvero decine di messaggi che, con parole aggressive e volgari, si manifestavano favorevoli all´esecuzione di Dudu e elogiavano l´azione della polizia.

Mio Dio. È il culmine della barbarie. Come si può esultare per la morte violenta di un ragazzino? Che polizia è questa che, in uno Stato democratico di diritto, applica sommariamente la pena di morte? Nessuno difende i delitti che quei ragazzi stavano commettendo. Si trovavano in una macchina rubata e non si erano fermati allo stop della polizia. Ma chi conosce il “modus operandi” di alcuni poliziotti brasiliani, sa che in questi casi, fermarsi dove non ci sono testimoni, può essere un rischio. Fu per questo che i ragazzi preferirono arrendersi nel loro quartiere. Non ci fu una sparatoria, come poi affermò la polizia, dicendo di aver trovato due pistole nel cruscotto della macchina. Se è vero che i ragazzi avevano sparato, perché non furono sottoposti all´esame del guanto di paraffina per vedere se c´erano resti di polvere da sparo? Dudu si era arreso. I suoi compagni hanno raccontato che lui aveva perfino telefonato ai genitori per chiedere aiuto. Era per questo che la nonna era accorsa sul luogo del delitto. Non c´era bisogno di esecutarlo. Ora chiediamo giustizia.

Dietro alle macchine della polizia è affisso un adesivo. C’è scritto “STATO PRESENTE”. È un´iniziativa del governo statale per garantire la presenza delle istituzioni in quartieri di periferia dove domina lo spaccio. L´iniziativa è lodevole, ma non si può ridurre la presenza dello Stato soltanto all´uso massiccio delle forze dell´ordine, peggio ancora quando anch´esse non rispettano la legge e si trasformano in gruppi di sterminio. La sicurezza è un bene pubblico che deve essere costruito con la partecipazione di tutti, soprattutto con la realizzazione di politiche pubbliche che garantiscano l´accesso universale ai diritti fondamentali, come la salute, l´educazione, la casa, lo sport e il tempo libero. La polizia è una istituzione importante per garantire l´osservanza delle regole e delle leggi che regolano la civile convivenza delle persone, ma, da sola non basta per svolgere questa missione. La sua azione è efficace se può contare con la fiducia e la collaborazione della popolazione e se è integrata con l´ intervento delle altre istituzioni. La violenza non si combatte solo con l´occupazione militare e l´intervento armato, ma soprattutto con l´occupazione sociale, con interventi che prevengano la commissione di atti illeciti. Non si può buttare tutta la responsabilità sulle forze dell´ordine. Se lo Stato e la popolazione non fanno la loro parte, la lotta contro la malavita collezionerà dure sconfitte. D´altra parte, le forze dell´ordine non devono sentirsi depositarie di poderi assoluti, ma devono agire nei imiti della legalità e del rispetto dei diritti umani, altrimenti la loro attuazione si confonde con quella della criminalità.

L´uso della forza può sembrare il cammino più rapido, ma è il meno efficace. Una seria politica di sicurezza pubblica presuppone la cultura della legalità. La convivenza pacifica tra le persone è possibile soltanto se tutti rispettano le leggi. La legalità, però, si sviluppa nel terreno della cittadinanza. È necessario che ogni persona si riconosca e sia riconosciuto come cittadino, corresponsabile per il bene pubblico, con un profondo senso di appartenenza alla comunità, depositario di diritti e consapevole dei doveri. Chi non è trattato come cittadino giammai rispetterà i diritti degli altri perché non ha mai visto i suoi rispettati. Infine, la cittadinanza presuppone una rivoluzione etica. Non ci si riconosce cittadini e non si rispetta la dignità degli altri se non esiste una etica della vita e dell´amore. Senza l´assimilazione di valori come la solidarietà, la giustizia, la pace e l´onestà, non c´è cittadinanza. Se non si afferma la cittadinanza non ci sarà la cultura della legalità. E senza il rispetto delle leggi da parte di tutti, tra cui anche le istituzioni, non ci sarà mai una società sicura. I protagonisti del cambiamento della società non sono le leggi e l´uso della forza, anche quando è legale, ma i cittadini etici.

Questo è un dibattito urgente, ma sembra che non interessi alle autorità. Fra qualche giorno, eccetto la famiglia e qualche amico, tutti si dimenticheranno di Dudu. Sarà soltanto uno in più nelle fredde statistiche delle morti violente o uno a meno a dare problemi. Il dibattito riprenderà quando morirà il prossimo della fila. Non ci vorrà molto tempo, visto che viviamo in un comune che conta con uno dei più alti indici del mondo di mortalità violenta di adolescenti e giovani.

Quando ho salutato per l´ultima volta Dudu prima della sepoltura, ho pensato a tutti i ragazzi e ho pregato per loro. Ma ho pensato anche a voi, ragazzi della mia cara Italia, che pur dovendo affrontare la crisi che attinge il nostro amato paese, avete la possibilità di vivere ancora con dignità. Valorizzate la vostra vita. Preservatela da tutto ciò che può distruggerla. So che l´Italia sta attraversando un momento difficile. Le crisi sono utili. Per chi ha voglia di crescere, sono un´opportunità unica. Ma possono diventare una trappola mortale per chi è fragile e immaturo. Sostenetevi a vicenda. La cultura dei consumi vi ha abituati ad avere tutto a portata di mano, molte volte senza percepirne il valore. I sacrifici della crisi ora vi obbligano alla rinuncia del superfluo e alla ricerca dell´essenziale. Le difficoltà di questi tempi, che sembrano chiudere ogni prospettiva per il futuro, in realtà aprono l´unica uscita di sicurezza che può metterci in salvo: la solidarietà. Nessuno ce la può fare da solo. Dalle crisi si esce insieme.

Il sistema economico mondiale ci ha fatto tagliare i ponti con gli altri e ci ha imprigionati negli angusti limiti dell´individualismo. Ci ha promesso la felicità, ma ci ha strappato la dignità umana e ci ha trasformati in consumatori voraci. Ci ha promesso libertà totale, ma ci ha fatti schiavi dei consumi e vassalli della cultura del piacere. Ci ha offerto garanzie di una vita piena di soddisfazioni, ma in realtà ci ha fatto sprofondare nel baratro del vuoto e dell´assurdo. Ci ha fatto credere che eravamo importanti, in realtà abbiamo scoperto che siamo scartabili: il nostro valore è misurato sulla base del nostro potere di acquisto.

La crisi mondiale anche se ci fa soffrire e un può morire ci può anche fare risorgere. Dipende da noi. Dipende da voi. Da un lato all´altro del mondo, pur con sfide diverse, siamo uniti da croci che svettano sulle nostre strade. Qui è la croce della violenza e dell´ingiustizia, là, da voi, la croce delle incertezze e delle paure. Tutte queste croci possono portarci alla rivolta, alla rabbia e alla distruzione, ma possono anche diventare pietre miliari che marcano la strada dell´amore senza limiti Se la imbocchiamo ci condurrà alla pienezza della vita, alla Pasqua.

Che aspettiamo, allora? Per chi sceglie il cammino dell´amore non ci sono croci che scoraggino, non ci sono ostacoli insormontabili, non ci sono massi che non possano essere rotolati, non ci sono tombe che possano imprigionarci, non ci sono morti che ci spaventino. A chi scommette sull´amore, alla stessa maniera di Gesù, è garantita l´esperienza della pienezza della vita.

Manteniamoci saldi nella speranza e inondiamo il mondo con i raggi della luce pasquale. Coraggio, ce la possiamo fare.

Buona Pasqua e Dio dica bene di tutti noi".

 

Padre Saverio Paolillo

Missionario Comboniano

Pastorale dei Minori e Pastorale Carceraria dell´Arcidiocesi di Vitòria dello Spirito Santo – Brasile

Rede Aica – Atendimento Integrado às Crianças e aos Adolescentes

 

 

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