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Lapietra, ecco il parco

Venerdì 3 maggio 2012, ore 18. Per la prima volta i cittadini mettono piede nel parco dell’area Lapietra, adiacente villa Bini, in via De Robertis. Ore 19.15. Un Pinuccio Tarantini particolarmente commosso per quello che è, di fatto, il suo ultimo bagno di folla con la fascia tricolore indosso, tagliare il nastro insieme con la mamma, la signora Nunzia.

Ieri quest’area si poteva scorgere solo dall’esterno. Oppure, come molti hanno confessato con il sorriso sulle labbra, vi si poteva accedere solo furtivamente per le ragazzate di una volta. Da oggi, invece, questo luogo è pubblico e, quindi accessibile a tutti.

Quantunque molti lavori siano ancora da compiere, a cominciare dall’allacciamento alla rete elettrica, il parco è diventato patrimonio della collettività grazia alla cessione del quaranta per cento della superficie totale dell’area Lapietra, oggetto di uno dei più grandi Piani urbanistici esecutivi attuati nell’ambito del nuovo Piano urbanistico generale.

Circa 30mila i metri quadrati dell’intero ex oleificio Lapietra, che non ha potuto conservare la vecchia ciminiera ma ha preservato sia il capannone, sia l’hangar, sia la pesa. Oltre il quaranta per cento passa al Comune e, all’interno di quest’area pubblica, restano altre grandi e piccole testimonianze che ne fanno un pregevole sito di archeologia industriale. 

Per esempio, esiste ancora una traccia del vecchio binario che dalla stazione conduceva direttamente all’hangar. Lungo la strada ferrata, fino a Bari, soltanto l’oleificio Lapietra e l’Afp di Giovinazzo avevano questo privilegio.

Vi è poi la torretta d’ingresso, che ai bambini oggi sembra una giostrina e che invece rappresentava all’epoca il luogo della guardiania. Non manca ovviamente l’aranceto, uno dei motivi più ghiotti, è proprio il caso di dirlo, delle tante intrusioni che per decenni hanno fatto di questo sito una meta delle goliardate giovanili.

E vi è anche quella vasca dei pesci che sempre tanto piace ai piccoli, ma anche ai grandi, e che è stata per l’occasione popolata di carpe nell’attesa anche di una fontana zampillante che la completi.

Non può non risaltare il tanto verde che circonda e sovrasta il luogo, con la prospettiva di realizzarci anche un sempre più ricco e fornito giardino botanico.

Ed infine, l’antica villa dai colori ed architetture che non passano inosservati. Non è stabilmente abitata, ma è in ogni caso ancora vissuta e rappresenta essa stessa un’altra essenza di uno spazio che l’ingegner Lapietra, a suo tempo, seppe progettare e realizzare con tanta lungimiranza. La stessa che adesso dovrebbe permettere all’amministrazione comunale che verrà di attuare un deliberato del consiglio comunale che va oltre l’atto cartaceo e diventa impegno morale. Quello con la comunità parrocchiale di San Giuseppe, presente al gran completo all’evento con i ragazzi in maglie da calcio ed parroco, Don Vincenzo De Ceglie, che non si è perso né una parola, né un gesto del sindaco.

La parrocchia attende da cinque anni il risarcimento del campo di calcio di via Falcone soppresso da un’antenna della telefonia: nell’area Lapietra lo spazio c’è e si è previsto che il campo o l’area oratoriale si facciano. Per il momento vi si cavalca, ma quelli che restano da definire sono dettagli che sembrano ormai meramente tecnici e, come tali, prescinderanno da chi, a breve, rivestirà la carica di primo cittadino.

Intanto, resta intangibile il muro di cinta di via De Robertis che la Soprintendenza ha vincolato impedendo di realizzare il previsto sottovia. In quest’angolo del parco si sarebbe dovuto scavare per farci passare i sottoservizi, ma tutto si è bloccato. In altra parte del parco, invece, dovrebbe passare il sovrappasso ciclopedonale previsto per meglio collegare il quartiere “Stadio” con la città e viceversa.

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