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Busta paga: le donne in svantaggio rispetto agli uomini. A Trani un convegno sulle "diverse dimensioni della discriminazione"

In base a una ricerca condotta dalla fondazione Rodolfo Debenedetti e che verrà illustrata nel corso della Conferenza europea "Le diverse dimensioni della discriminazione" in calendario a Trani per il 9 giugno emerge che le donne, seppur colte e preparate, guadagnino fino al 37% in meno rispetto agli uomini.

Lo svantaggio delle donne parte a monte dalla scelta della facoltà: si orientano infatti, per la maggior parte, verso studi umanistico-letterari destinati a condurle verso professioni scarsamente retribuite. Secondo l'analisi della Fondazione Debenedetti la scelta del percorso universitario spiega per un terzo la differenza di reddito fra uomini e donne. Lo studio dal titolo "Il gap salariale nella transizione tra scuola e lavoro" considera specificamente un campione di laureati molto ben caratterizzato.

Si tratta di ragazzi diplomati in 13 licei classici e scientifici di Milano tra il 1985 e il 2005 che hanno poi proseguito gli studi nelle cinque Università cittadine.

Dall'analisi effettuata emerge che il sesso non pesa in termini di occupazione perché la differenza fra maschi occupati e donne occupate non va oltre il 7%. Ciò che avviene, invece, è che nell'80% dei casi le donne rifuggono dalle facoltà legate a lavori a più alto reddito: ingegneria, economia, matematica (in medicina le quote femminili e maschini sono per lo più paritarie) preferendo nel 35% dei casi (contro il 10% dei maschi) gli indirizzi legati alle professioni peggio remunerate: scienze dell'educazione, scienze umanistiche, architettura e design.

Quali sono i motivi che spingono le donne in questa direzione? Innanzitutto, secondo lo studio, le donne sono meno competitive dei maschi, più attente al prossimo e scarsamente votate alla ricerca di un lavoro che sia in primis molto remunerativo. Pesa inoltre il ruolo che si sentono in dovere di coprire nella famiglia e ancor di più la mancanza di infrastrutture e welfare che permettano alle donne di dedicarsi al lavoro senza preoccuparsi dei bambini e degli anziani. Pesa, infine, anche un gap di autostima. Comunque sia - precisano gli autori del rapporto - colpisce come il "gap salariale fra uomini e donne persista persino in un gruppo socio-economico relativamente benestante e istruito come quello dei licei milanesi".

Le donne che lavorano sono troppo poche e gli ultimi dati sulla disoccupazione femminile rilevati dall'Istat fanno capire che per le nuove generazioni la strada è ancora più in salita che per quelle vecchie. Quando poi le donne italiane hanno un'occupazione, a parità di ruolo e di orario guadagnano mediamente il 16,4% in meno rispetto ai colleghi maschi.

Nell'ultima relazione annuale la Banca d'Italia ha ribadito che la ripresa del Paese deve necessariamente passare attraverso la soluzione della questione femminile.

Da parte sua il governo Monti proprio lo scorso 23 maggio si è impegnato "a definire e programmare, d'intesa e in stretta collaborazione con le parti sociali, entro un anno dalla data di approvazione del disegno di legge in esame, misure concrete volte a conseguire entro il 31 dicembre 2016 il definitivo superamento per ciascun settore lavorativo del divario retributivo tra uomini e donne".

Infine ricordiamo che dal rapporto annuale Istat la probabilità di trovare lavoro per le madri rispetto ai padri è 9 volte inferiore nel Nord, 10 nel Centro e ben 14 nel Mezzogiorno.


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