Ma Elio, dove era andato realmente era andato Elio a pranzare? Qualcuno l’aveva “intercettato”, ma altri l’avevano realmente ospitato. Ecco svelato l’arcano: il cantante e leader delle Storie tese era stato al ristorante “La darsena”, e la foto con il titolare del locale, Raffaele Tempesta, e gentile consorte rappresenterà un nuovo, simpatico ricordo dell’album dei personaggi ivi transitati.
L’occasione è propizia per alcuni chiarimenti in merito all’utilizzo del nuovo marciapiede adiacente palazzo Quercia. Su tale manufatto si sono sistemate, a lavori conclusi, le attrezzature esterne di alcune attività della ristorazione, in tutto quattro, di cui due bar ed altrettanti ristoranti, uno dei quali è, appunto, “La darsena”.
Sul nostro sito internet un cittadino ne aveva lamentato la presunta occupazione indiscriminata del marciapiede, ma, come le nostre foto documentano, vi è un’ampia fascia di passaggio pedonale fra i tavolini e la facciata del palazzo. Anzi, quantunque la Soprintendenza abbia disposto una distanza minima di due metri, il locale ne ha lasciati addirittura cinque. Peraltro, ogni sistemazione delle attrezzature è rigidamente concordata con l’ente pubblico, il Comune ha compiuto un sopralluogo rilasciando un ulteriore parere favorevole, quindi è da escludere che in questo caso si sia incorsi in irregolarità.
La verità, invece, è che, giusto per fare un esempio, ad un’attività di questo tipo viene chiesto un tributo “stagionale” di 4000 euro, per 73 metri quadrati di spazio pubblico occupato, per un periodo che va dal 20 aprile al 30 settembre. Tutto regolarmente pagato, nonostante i sequestri del 2007 ed i grossi disagi susseguitisi. In altre parole, solo adesso si sta riprendendo un po’ fiato e, pertanto, le critiche ingenerose ed infondate fanno veramente male.
Anche se non tutti, poi, sembrano così virtuosi. Basta guardare con maggiore attenzione le stesse nostre foto per accorgersi che il pedone, proseguendo il cammino, ad un certo punto troverà la strada sbarrata da altri tavoli di altro locale: lì, forse, il rispetto delle regole non appare così irreprensibile come chi precede.
