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Stabilizzazioni, cinque indagati nel registro della Procura di Trani

Concorso in abuso di ufficio. Questa l’ipotesi per la quale il procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella, ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone con riferimento alla vicenda delle stabilizzazioni di due dirigenti comunali.

Si tratta del sindaco uscente, Giuseppe Tarantini, dell’assessore al ramo, Giuseppina Chiarello, del dirigente della competente ripartizione, Luca Russo, e dei due dirigenti per i quali la giunta avrebbe dovuto approvare la trasformazione del loro rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato: Giuseppe Affatato ed Antonio Modugno.

Il provvedimento non fu approvato perché gli interessati, alla fine, in un clima progressivamente avvelenatosi di feroci polemiche, ritirarono l’istanza di conciliazione che il sindaco avrebbe voluto condividere. In tal senso, la giunta aveva agli atti due pareri pro veritate di altrettanti professionisti: l’avvocato Pierluigi Arigliani ed il professor Luigi Pannarale.

Le richieste di conciliazione fondavano le loro ragioni sulla base di un’ordinanza della Corte di giustizia della Comunità europea che prevede, nel caso di reiterati ricorsi a rapporti di lavoro a tempo determinato, la loro trasformazione in rapporti d’impiego a tempo indeterminato. «Tale principio – secondo quanto illustrava il dirigente Russo nel provvedimento che diede origine alla vicenda – ha trovato puntuale recepimento in recenti sentenze dei tribunali del lavoro di Livorno e Trani».

Ma al Comune le cose non sarebbero andate così. E, anzi, sulla base di indagini compiute dal Commissariato di polizia di Trani, adesso la Procura vuole vederci chiaro quantunque il provvedimento non abbia mai preso corpo e le stabilizzazioni, quindi, non si siano concretizzate.

Peraltro, in questa vicenda, se è vero che nessuno ha fatto un passo avanti, vi è stato qualcuno che ne ha fatto uno indietro: si tratta di due assessori, Betti e Pappolla, da lì a poco revocati per avere fatto venire meno il rapporto fiduciario (difficilmente avrebbero votato quel provvedimento) e dell’avvocato Michele Capurso, responsabile dell’Ufficio legale, che si oppose a quel progetto e subì sia un provvedimento disciplinare (ufficialmente per essersi rifiutato di fornire dei documenti), sia il trasferimento all’Ufficio contenzioso della Polizia locale. Capurso fu il primo ad invocare la resistenza in giudizio, giacché le assunzioni a tempo indeterminato si sarebbero potute praticare solo per vincitori di concorso.

Probabilmente si punterà a fare chiarezza sulle “pressioni” di cui si parlò a vario titolo in quell’epoca e sul clima particolare che in quei giorni si respirava. Sintesi perfetta del quale è il video, che vi riproponiamo in calce, in cui un piccato Tarantini illustra la scelta dei dirigenti di andare dal giudice, ritirando l’istanza di conciliazione, ed annuncia che sarebbe stato egli stesso a recarsi in procura per un esposto-denuncia contro ignoti.

Quella sera, ironia della sorte, ad un paio di centinaia di metri da lì, iniziava la scalata alla carica di primo cittadino di Gigi Riserbato, che contemporaneamente, all’Hotel Trani, presentava la sua candidatura alle primarie.


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