Questo pomeriggio sono andato alla stazione ferroviaria. Mi son ricordato di quando ero bambino, gli spazi sconfinati tra le due grandi aiuole circolari. Un po’ ero piccolo io, un po’ erano grandi gli spazi ma questo pomeriggio mi è sembrata così stretta, grigia. Sono entrato, che desolazione, c’erano anche i tumbleweeds che rotolavano sotto il sole cocente non senza una certa ironia, un uomo con abiti tipici da impresa di pulizie indaffarato a pulire il niente, un’anziana donna gli ha chiesto dove fosse il bagno e lui ha risposto con un riso sarcastico che non esisteva più. C’era un uomo con abiti trasandati che doveva essere uno senza fissa dimora anzi uno che ha come dimora fissa la stazione che scartava un grosso panino da dove traboccavano mortadella e mozzarella. Per un mendicante deve essere un traguardo importante, al suo fianco, saldamente, aveva sistemato una busta con degli indumenti ed una bottiglia di plastica piena di vino bianco. Aveva la bocca aperta sul suo panino quando ha imbroccato il mio sguardo, si è fermato, ha sollevato gli occhi dal fiero pasto e con un sorriso di una serenità devastante ed una voce gentile mi ha detto: “Volete favorire?” imbarazzato per l’irruzione gli ho detto: “Ma no grazie, buon appetito.” “Grazie a voi” ha risposto ed ha addentato il panino.
Mi sono ricordato di un film girato a Trani dove, tra le altre cose, si vede proprio la stazione, piena di gente, si vede un treno che si ferma, gente che sale e che scende e dei colori romantici, sarà che negli anni settanta i colori erano appena arrivati, sarà che la memoria tradisce, colora anche la tristezza e la rende nostalgica ma quella stazione sembrava uscir fuori da un quadro di macchiaioli dell’ottocento. Il film è “La moglie in bianco l'amante al pepe”, consiglio a chi non l’ha visto di vederlo e a chi l’ha visto di rivederlo non per il film naturalmente ma per la fotografia di quel paese, per i tranesi che ci hanno giocato a fare gli attori e sono tanti.
Questo pomeriggio mentre eravamo lì e raccontavo a mio figlio queste storie è passato un regionale in transito. Non me lo sarei mai aspettato, ammetto, l’ho vissuto come un affronto e siccome avevo spiegato a mio figlio che i regionali si fermano ovunque anche nei paesini piccoli piccoli, perfino in quelli poco importanti, che non sono provincia, che non hanno ospedali ed hanno una stazione deserta, con un parcheggio sotterraneo costato tanto ai tranesi, monumento alla decadenza, all’abbandono ed al disinteresse, quando mi ha guardato basito gli ho detto che quello era sì un regionale ma di un’altra regione. Per quello non si era fermato.
Poi ho guardato, facendo bene attenzione che non se ne avvedesse, al mendicante. Aveva terminato il panino, sorridente con la sua barba bianca piena di briciole, aveva riempito un bicchiere di plastica con quel vino bianco ma solo a metà come se non avrebbe svuotato l’intera bottiglia di lì a poco, ma che importa, sembrava pensare, così durerà di più.
Rino Negrogno
