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Dall'ultimo numero de «Il giornale di Trani». Consiglio comunale, il bicchiere è sempre «mezzo»

Il consiglio comunale ha sistemato metà del pesante fardello dei provvedimenti economici da approvare. Sono passati, infatti, i bilanci consuntivi non “rivisti” e/o non approvati dalla precedente amministrazione comunale (correzione del rendiconto 2009 ed approvazione del rendiconto 2010). Quest’ultimo provvedimento, in particolare, ha trovato il semaforo verde con 21 voti favorevoli, 9 contrari e 4 assenti.

Innumerevoli le censure mosse dall’opposizione. Le principali riguardano la mancata firma del dirigente in carica (ci si è fermati alla fotografia della scorsa primavera), osservazioni della Corte dei conti non del tutto recepite, presunte discordanze fra pareri di diversi collegi dei revisori dei conti, la circostanza che ha visto alcuni amministratori uscire dall’aula la scorsa primavera, ma approvare oggi.  

In maggioranza si è scelta la linea del male minore: «Nessuno ci ha ancora spiegato quali siano le responsabilità che avremmo approvando questo bilancio, ma sappiamo di certo che la responsabilità patrimoniale, grave, sarebbe quella di non approvare, perché lo Stato ci taglierebbe tutti i trasferimenti».

Gli altri due scogli, adesso, si chiamano conto consuntivo 2011 e, soprattutto, bilancio di previsione annuale e pluriennale 2012. Intorno alla manovra ruota il futuro dell’amministrazione Riserbato, perché la mancata approvazione del bilancio preventivo è motivo di scioglimento del consiglio comunale e, quantunque il sindaco manifesti massima serenità, non mancano titubanze e fibrillazioni in una maggioranza che, peraltro, se sui conti finora s’è mostrata coesa, mostra l’altra faccia della medaglia sulla tuttora irrisolta vicenda della presidenza del consiglio comunale: anche in questo caso, si è giunti al rinvio.

A certificare la mancanza di un accordo, anche questa volta, il capogruppo del Pdl, Maurizio Musci, che nella seduta dello scorso 9 ottobre ha chiesto ed ottenuto di posporre il relativo argomento iscritto all’ordine del giorno rispetto ai bilanci consuntivi che il programma dei lavori prevedeva soltanto dopo: «Dobbiamo ancora definire la migliore figura degna di ricoprire questo delicato incarico – ha motivato Musci -. Inoltre, crediamo sia un segno di responsabilità, da parte della maggioranza, anteporre gli interessi urgenti della città a questioni importanti, certamente, ma non preminenti come i bilanci».

Un intervento che ha aperto un dibattito nel quale, adesso, la minoranza sembra orientata ad adottare una doppia linea d’azione: attendere al varco la maggioranza al termine dei lavori, così che si eleggesse in ogni caso il presidente; valutare l’opportunità di impugnare queste scelte amministrative «che, regolamento alla mano – ha detto Ugo Operamolla – vanno oltre il profilo della legalità. Infatti, il presidente deve essere eletto perentoriamente alla prima seduta».

Significativa la votazione per il posticipo: 20 favorevoli, 5 contrari e 2 astenuti. Questi ultimi sono due dei tre consiglieri (Tomamso Laurora e Cognetti) del gruppo “Uniti per Ferrante”. La stessa formazione politica, però, ha votato contro sui bilanci.

Da qui, la successiva svolta della seduta. Contrariamente a quello che ci si sarebbe attesi, si è ugualmente proceduto alla votazione prima della commissione elettorale, poi della commissione per la formazione degli elenchi dei giudici popolari. Il tutto, ignorando la richiesta di rinviare anche questi punti, formulata dal gruppo di consiglieri riconducibili alla coalizione di Operamolla.

In questo modo, gli stessi consiglieri non hanno partecipato alle votazioni, favorendo la formazione di una commissione formata da Giovanni Gargiuolo e Giuseppe Brescia (maggioranza), insieme Tommaso Laurora (minoranza). I supplenti sono stati individuati in Pasquale De Toma, Giovanni Di Leo e Franco Laurora (minoranza), che ha rinunciato.

Ha detto “no grazie” anche Ugo Operamolla, designato insieme con De Toma per la commissione per i giudici popolari.

Sempre a proposito di commissioni, quelle consiliari si sono ridotte da otto a sei in considerazione del fatto che il numero dei consiglieri è sceso da 40 a 32. Inoltre, una modifica apportata al regolamento consiliare consente adesso al consigliere anziano, nelle more dell’elezione del presidente di convocarle rendendole, da subito, operative. Forti i mugugni: sarà, infatti, che le commissioni hanno il dovere di consultate i provvedimenti, ma, intanto, così facendo, si mette anche in moto la macchina dei gettoni di presenza. Il provvedimento è passato con 21 voti favorevoli, 4 astenuti, 8 assenti.

A questo punto, sempre da Maurizio Musci, è arrivata la richiesta di aggiornamento ad altra seduta dell’elezione del presidente del consiglio comunale, «perché le consultazioni, che soprattutto il sottoscritto sta personalmente portando avanti conducano ad una sintesi effettiva ed efficace che assicuri all’assemblea la migliore guida possibile». Tutto come previsto: la musica già sentita di un disco rotto.

 


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