È Jorge Mario Bergoglio il nuovo Papa. Argentino, di origini piemontesi, 76 anni, gesuita, vescovo di Buenos Aires, succede a Joseph Ratzinger con il nome di “Papa Francesco”. La fumata bianca era arrivata alle 19.06, accompagnata da un’ovazione del pubblico e dalle campane a distesa. Era da poco terminato il quinto scrutinio, quello che ha decretato il nuovo capo della Chiesa cattolica, secondo miglior suffragato quando fu eletto Benedetto XVI.
Il Santo Padre ha esordito con una battuta: «Serviva eleggere il vescovo di Roma, lo hanno trovato alla fine del mondo». Poi ha ricordato il suo predecessore intonando con la comunità il Padre nostro. Quindi ha invocato «un cammino di fratellanza, fiducia, di preghiera uno per l’altro, che sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa bella città. Ma prima vi chiedo un favore: che siate voi a pregare per me».
Il Santo Padre ha, quindi, concesso l’indulgenza plenaria alla comunità cattolica impartendo la benedizione alla festante piazza San Pietro. E domani «andrò a pregare dalla Madonna perché protegga e custodisca la Santa Chiesa di Roma». Poi un saluto mai così cordiale: «Ci vediamo presto».
Gran festa in Argentina, dove si pone in risalto l’inedita circostanza del primo papa sudamericano e gesuita della storia. Esulta la città di Almagro, facente parte della gran metropoli di Buenos Aires. Il pontefice viene da lì e, da buon argentino, è «incha» della squadra di quel gran quartiere, il San Lorenzo.
E proprio dall’argentina, la scorsa estate erano giunti a Trani alcuni membri della Confraternita di San Nicola Pellegrino di Buenos Aires (gemellata con Trani), con in testa il priore, Luis Avellaneda: mai avrebbero immaginato che il loro presule, a distanza di pochi mesi diventasse il nuovo Papa.
