Nei giorni scorsi sono partiti i lavori di riqualificazione del pronto soccorso ed altri locali ed aree ospedaliere, a cura dell'impresa Sogem, di Napoli, che dovrebbero restituire all’utenza una struttura più solida, efficiente ed efficace. Con un pronto soccorso destinato a tornare a garantire un'assistenza senza sbavature e, complessivamente, un servizio all'altezza degli obiettivi per i quali in tanti si sono battuti per evitare che ‘ospedale di Trani volgesse verso il declino.
Tuttavia, fra i progetti che dovrebbero costituire un elemento caratterizzante del presidio che sarà, ed intorno ai quali si stringe anche quel sentimento campanilistico, mai sopito, di una città che non accettato il fatto che non vi si nasce più, ecco adesso gli interrogativi intorno alla “Casa del parto”.
Dal punto di vista della programmazione, la struttura è già prevista, e proprio l'incontro pubblico tenutosi recentemente presso San Nicola Pellegrino lo ha confermato. Nei fatti, però, il protocollo con la Regione Puglia non si è ancora siglato e, per la verità, appare ancora molto lontano dalla sua realizzazione. I problemi paiono legati soprattutto al personale ed ai parametri, che quantunque apparentemente facili da indicare sulla carta, nella realtà sembrano difficili da realizzare.
A dare corpo ai dubbi sulla casa del parto è il dottor Carlo Avantario, da poco giunto alla quiescenza in quanto direttore di struttura dell’unità complessa di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Trani-Bisceglie, ma tuttora molto vicino alle questioni della sanità locale, nonché consigliere comunale.
Il primario uscente dichiara di apprezzare molto l’idea di fondo della casa del parto, perché si opporrebbe «alla cultura dominante degli ultimi decenni, ormai abitudine, che ha medicalizzato la gravidanza, elevando il ricorso a visite con modesta valutazione delle loro opportunità e rischi». Invece, secondo l’ex sindaco di Trani, «il percorso nascita va rivisto, per promuovere la fisiologia degli eventi legati al parto, al puerperio e favorire lo sviluppo e la relazione neonato-famiglia».
Ma Avantario non maschera neanche i problemi, quando afferma che «pensare di istituire la casa del parto con ostetriche provenienti dai vari punti nascita della Bat – ammonisce -, di per sé già carenti in termini di organico, vuol dire fare fallire un progetto ambizioso, vanificando il grande lavoro svolto sino ad oggi e, soprattutto, frustrando le aspettative di una comunità che non deve essere mortificata da un’ennesima delusione».
In altre parole, ci sarebbe da bussare a denari per l’assunzione di personale, ammesso e non concesso che l’Asl Bt possa dotarsi di nuovo personale in questo momento storico. Ragionevolmente, servirebbero cinque o sei ostetriche “ex novo”. Diversamente, la casa del parto, se e quando dovesse partire, nascerebbe già monca.
