La chiusura dell’area portuale ha dato ottimi risultati sia sabato che domenica, dimostrando che la strada intrapresa dall’Amministrazione Comunale tranese è quella giusta, proprio come da noi indicato pubblicamente.
La chiusura ha consentito innanzitutto di evitare quei problemi legati a situazioni incresciose poste in evidenza anche da autorevoli rappresentanti istituzionali i quali hanno fatto notare il proliferare di bancarelle abusive destinate alla vendita su area pubblica di beni di qualsiasi genere senza alcuna forma di autorizzazione né di organizzazione logistica. Anche il disordinato e diffuso traffico veicolare con autoveicoli e motoveicoli parcheggiati ovunque senza il minimo rispetto delle norme non solo del codice della strada ma anche della civile convivenza ha ingenerato una situazione intollerabile e distruttiva per la città di Trani.
A fronte di tutte queste “incresciose” situazioni è perlomeno curioso che nessuna altra presa di posizione sia emersa sull’argomento eppure tutto questo non fa certo bene al turismo, né a quello di qualità cui la città di Trani deve ambire, né a quello pendolar-popolar-migratorio che ha sempre caratterizzato il luogo.
Auspichiamo, quindi, che questo esperimento sia servito a comprendere in modo chiaro da quale parte andare poiché provvedimenti analoghi si stanno assumendo in tutte le altre città, anche in quelle seppur grandi e popolose dove il turismo se lo sognano ancora, al contrario di Trani che ne è intrisa per vocazione e attrattiva.
Se è vero, quindi, che la politica deve urgentemente accelerare i suoi tempi e camminare di pari passo con la realtà è pur vero che allorquando ci sono decisioni da assumere con urgenza, vengano assunte al di la delle polemiche fuori luogo che non servono a nulla se non a rallentare le naturali evoluzioni strutturali che proprio le categorie, da quella dei commercianti a quella degli stessi cittadini, chiedono alla politica che solo così può dimostrare di cambiare vecchie e consolidate logiche che tanti danni hanno procurato negli anni a vantaggio di quanti si sono autoaccreditati senza averne né titolo, né capacità e né autorevolezza.
E’ ora che anche in quegli ambiti qualcuno cominci a capire che il tempo delle vacche grasse è finito e che anche il consenso va guadagnato sul campo con le cose buone che si fanno e non per fantasiose ed inconsistenti conquiste mai avvenute.
Savino Montaruli (direttore Unimpresa Bat)
