«All’epoca rappresentò un progetto innovativo, tanto che la rivista “Poste e telecomunicazioni” vi dedicò, nel 1963 in momenti diversi, almeno un paio di foto, capaci di valorizzarlo. Cui si aggiunsero i commenti: “Uno stilizzato gioco luce-aria dà tono di bella modernità al nuovo edificio”; riferendosi ancora alla facciata, l’ignoto redattore evidenziava i pilastri obliqui, a rivestimento bugnato, che “sorreggono ed equilibrano la fuga dei finestroni metallici”. Quanto all’interno, “movimento e varietà di composizione e di materiali, dalle tinteggiature all’addobbo salottiero, rendono confortevole e persino civettuolo questo locale: dove l’unica nota fuori posto -cioè mancante- è il… sussiego della qualifica di ufficio principale”. È la sede postale di Trani (all’epoca in provincia di Bari, ora capoluogo in mezzadria con Barletta e Andria), ancora adesso operativa: si trova in via Giovanni Bovio 115».
Comincia così l'elogio sul sito specialistico Vaccari News al nostro ufficio postale centrale, ieri protagonista dell'assalto da parte di centinaia di persone in coda dalle prime ore del mattino. «Il progetto trova le basi nel 1952, quando l’Amministrazione postale acquistò i vecchi locali in affitto con l’obiettivo di progettare adattamenti e restauri. Presto si cambiò idea, abbattendo l’edificio -cosa che avvenne nel 1959- per realizzarne uno nuovo, la cui prima pietra fu valorizzata il 29 maggio 1960. L’inaugurazione -il suo cinquantenario è trascorso inosservato- si tenne il 20 settembre 1962, partecipe il ministro delle Poste e telecomunicazioni Guido Corbellini. Presente, fra l’altro il direttore generale Romolo De Caterini.
La città -scriveva il direttore del periodico “Il tranesiere”, Raffaello Piracci, nel settembre del 1962 (archivio Damiano Carola)- “ha oggi un palazzo delle Poste pienamente rispondente a tutte le sue attuali ed anche prevedibili esigenze di centro industriale e turistico ed anche… uno dei migliori d’Italia per la sua linea e funzionalità”. La costruzione, costata all’incirca 80 milioni, “comprende innanzitutto un vasto salone a pianterreno con sportelli per il pubblico e capace casellario. Sullo stesso piano si trovano gli uffici di maggior movimento”. Sopra, gli ambienti amministrativi e gli impianti telegrafici. Si aggiunge un seminterrato destinato a magazzini, servizi igienici, centrale termica e Dopolavoro (ora è utilizzato anche per la consegna della corrispondenza inesitata, ndr)».
E conclude: «L’insieme “si presenta ampio, arioso, illuminato, dotato delle più moderne attrezzature”. Anche se l’architettura -aggiunse Michele Ladogana dal volume “Trani com’era… Trani com’è”- “stride con quella circostante”. Confrontando le foto dell’epoca con quanto appare oggi, l’esterno sostanzialmente è immutato, se non si considerano lo scivolo per l’abbattimento delle barriere architettoniche ed il postamat. In alto è presente ancora la superata intestazione “Poste e telecomunicazioni”. Completamente diverso appare l’interno, ripensato -era il 2008- negli spazi e caratterizzato dall’attuale linea di colori ed arredi che individua gli uffici della società».
